Pratiche di pill testing

320

La necessità di effettuare analisi di pill-testing durante eventi ludici in contesti legali o informali è generalmente legata alla preoccupazione conseguente ai sequestri di dosi di sostanze morfologicamente simili ma completamente differenti dalle caratteristiche e dalla composizione per cui il consumatore le aveva acquistate. Tale motivazione, conseguente alle preoccupazioni delle istituzioni nei confronti dell’uso di sostanze, viene addotta quale motivazione a sostegno della necessità dell’analisi di sostanze, ma appare assolutamente falsa e fuorviante, soprattutto se applicata al caso italiano. E’ noto, che un regime proibizionista come quello attuale che fa uso di strumenti arcaici quanto mai efficaci quali lo “scare approach” o più recenti come il metodo bioriduzionista applicato alle politiche antidroga dall’omonimo dipartimento, ottiene come principale obiettivo la promozione di un consumo di matrice inconsapevole, poiché nega espressamente una corretta informazione. Recenti studi australiani mostrano come ragazzi sottoposti ad una pubblicità tesa a limitare il consumo di sostanze e basata su immagini e messaggi che ne enfatizzano gli effetti negativi, risultano maggiormente esposti ad un successivo contatto con le stesse. Analogamente, la pretesa di ridurre gli studi sull’uso e le dipendenze ad una mera ricerca neuroscientifica tralasciandone gli aspetti psicosociali e antropologici nega dignità ai consumatori relegandoli al rango di “malati”.

Per tale motivo, il gruppo di lavoro che fa capo al progetto Infoshock, preferisce motivare le pratiche di pill-testing facendole rientrare in una logica di consapevolezza dell’uso e parziale affrancamento dei consumatori rispetto ad un “mercato perfetto”, in cui è l’offerta ad indurre la domanda e non viceversa (quale è il mercato delle sostanze).

Prima di giungere alla decisione di adottare tali pratiche, si sono indagati gli aspetti inerenti lo stile di consumo attraverso metodi di indagine statistica (questionari), incontri con consumatori, operatori o semplici persone interessate all’argomento (workshop esperienziali) nonché osservando i comportamenti di consumo nei setting naturali, feste o rave. L’elaborazione dei dati raccolti ha delineato l’esistenza di due categorie di consumatori: consapevoli degli effetti, attente all’uso e all’interazione tra le sostanze (policonsumo) e consumatori poco o nulla attenti a ciò che assumono, presenti in misura assolutamente non trascurabile.

Un primo risultato, derivante tanto dall’elaborazione statistica quanto dai workshop esperienziali, mostra come un uso controllato sia frutto di sperimentazioni, anche spiacevoli, acquisite in un periodo medio-lungo. Accanto a questo sono stati spesso osservati distinti comportamenti e una differente scelta delle sostanze assunte a seconda del contesto in cui ci si trova. E’ del resto noto come il setting influisca sugli stili di consumo e sulla tipologia di sostanze assunte, tanto quanto a volte possa influire sul set e determinare un abbassamento della soglia di attenzione. Alla luce delle considerazioni fatte, le due categorie delineate in precedenza assumono un carattere dinamico in cui le variabili set, setting e sostanza ne determinano la continuità. L’elemento che sposta i comportamenti legati all’assunzione verso i due estremi è identificato nel concetto di consapevolezza dell’uso, delle sostanze e delle loro specificità, dei rischi annessi nonché dall’efficacia che il mercato, dominato dal proibizionismo, induce negli stili di consumo. Setting e sostanza condizionano spesso il set. Tali valutazioni impongono un intervento nei setting naturali di consumo come azione di promozione ed empowerment del consumo consapevole.

Le conoscenze acquisite indagando forme e stili di consumo, unite a quelle raccolte durante le feste hanno costituito, pertanto, la base di dati sulla quale porre una successiva azione improntata alla limitazione dei rischi connessi con l’assunzione. Tale patrimonio di conoscenze “dal basso” ha rafforzato l’idea della necessità di un’azione concreta che promuovesse l’informazione sulle sostanze: dosi medie tollerate, tempi di azione, rischi connessi, con particolare attenzione alle interazioni tra sostanze diverse, che spesso determinano un aumento esponenziale dei fattori di rischio. Tutto questo ha determinato la scelta di effettuare dei pill-testing, in maniera stabile alle feste nel centro sociale e in appoggio ad eventi che si svolgono sul territorio.

La metodica applicata è finalizzata allo sviluppo di una relazione con i consumatori che trascende la mera restituzione dei risultati dei test e utilizza la pratica del pill-testing come strumento di aggancio, sostenuto dalla realizzazione di un apposito e accogliente ambiente di decompressione (chill out) in cui far fronte ad
eventuali primi soccorsi. Il lavoro di rete con altre realtà e con gli organizzatori degli eventi diventano elementi di primaria importanza per poter agire e promuovere azioni. Esse si aggiungono ad una base di dati in perenne aggiornamento che determina una formazione continua degli “operatori” preposti, la cui base di partenza è stata posta da incontri conoscitivi sul pill-testing, alla presenza di consumatori, frequentatori di feste e operatori di differenti servizi.

Infine, tra gli strumenti di sicura efficacia per realizzare l’aggancio dei consumatori è da includere una particolare composizione delle equipe simile a quella delle classiche unità di strada, con lo scopo di ricercare il carattere più informale possibile dei membri del gruppo di lavoro: accanto a figure dotate di competenza professionale si annoverano persone corredate di specifica esperienza dei contesti in cui si opera (come del resto le molteplici esperienze europee insegnano).

Queste sono le conclusioni e le informazioni che finora siamo stati in grado di elaborare, lontani dal pensare che siano la soluzione ma certi che questa vada continuamente ricercata, alla luce di una società liquido-moderna in continuo movimento e trasformazione, guidata da modelli liberisti che influenzano negativamente lo sviluppo delle relazioni sociali. Siamo certi che il concetto di festa informale, che si svolga in un raduno rave o all’interno di un csoa, rappresenti ancora quell’idea di T.A.Z. per la quale era nata e che sia necessario ricordare a
tutti che non è soltanto la “festa dello sballo”. Per giungere a tanto è necessario rendere il consumo di sostanze il più consapevole possibile, attraverso strumenti in grado di modificare la relazione esistente tra il consumatore e la sostanza.

L’antiproibizionismo non può prescindere dalla consapevolezza dei consumi né dall’indipendenza delle scelte.


Comments are closed.