Lug 30 2013

Il businness dell’incarcerazione

Drug arrest

Fonte:informationclearinghouse.info

di Chris Hedges

Chris Hedges, la cui colonna è pubblicato lunedì su Truthdig, ha trascorso quasi due decenni come corrispondente estero in America centrale, Medio Oriente, Africa e nei Balcani. Ha fatto da reporter da più di 50 paesi e ha lavorato per The Christian Science Monitor, National Public Radio, The Dallas Morning News e il New York Times, del quale è stato corrispondente estero per 15 anni.

29 Luglio 2013. Debbie Bourne, 45 anni, era nel suo appartamento nel Liberty  Village un progetto di edilizia popolare a Plainfield, NJ, il pomeriggio del 30 aprile, quando la polizia bussò alla porta ed entrò all’interno gli ufficiali ordinarono a lei, sua figlia di 14 anni, e a suo figlio di 22 che soffre di autismo, di sedersi e non muoversi, poi hanno cominciato saccheggiare la casa. Il marito di Bourne, da cui si era separata e che era in procinto di trasferirsi dall’abitazione, era l’obiettivo della polizia, che sospettava spacciasse cocaina. Come si è scoperto il raid avrebbe gettato un’ombra profonda sulla vita di tre innocenti, Bourne e i suoi figli.

L’omicidio di un adolescente da parte di un vigilantes armato, George Zimmerman, è solo un crimine interno a un sistema giuridico e penale che ha criminalizzato la povertà. I poveri, soprattutto quelli di colore, non valgono nulla per aziende e imprenditori privati ​​se sono sulla strada. Nelle carceri e nelle prigioni, tuttavia, ciascuno è in grado di generare ricavi aziendali dai 30.000 ai 40.000 dollari l’anno. Quest’uso dei corpi dei poveri per fare soldi da parte delle società alimenta il sistema di neo schiavitù che definisce il nostro sistema carcerario.

 I prigionieri lavorano spesso all’interno di carceri e prigioni per nulla o guadagnando al massimo un dollaro l’ora. Il sistema giudiziario è stato demolito per negare ai poveri un’adeguata rappresentanza legale. Le leggi draconiane sulla droga servono a inviare in carcere, delinquenti non violenti per periodi impressionanti di tempo. Le nostre prigioni abitualmente usano l’isolamento, forme di umiliazione e di abuso fisico per mantenere i prigionieri docili e remissivi, gli stessi metodi che le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno, da tempo, definito tortura. Gli individui e le aziende che traggono profitto dalle carceri degli Stati Uniti perpetuano una forma di neo schiavitù. Lo sciopero della fame in corso da parte dei detenuti nel sistema carcerario della California è una rivolta degli schiavi, che dobbiamo incoraggiare e sostenere. Il destino dei poveri sotto il nostro stato corporativo sarà, se restiamo indifferenti e passivi, il nostro destino. Questo è il motivo per cui mercoledì mi unirò agli attivisti per i diritti dei  carcerati, tra cui Cornel West e Michael Moore, in un digiuno di un giorno in solidarietà con lo sciopero della fame nel sistema carcerario della California. Continue reading


Lug 25 2013

Finisce in carcere per difendere il diritto alla salute

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Fonte: Internazionale.it

Dopo essere finito agli arresti domiciliari per due volte, la sua crociata per l’uso della marijuana a fini terapeutici, l’ha ora portato in galera. Fabrizio Cinquini, 50 anni, medico specializzato in chirurgia vascolare, e già al reparto di emergenza territoriale a Viareggio, si trova ora nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. Per 16 giorni ha portato avanti uno sciopero della fame, lui che negli anni avrebbe sviluppato, tramite autoimpollinazioni controllate, degli ibridi di alta qualità terapeutica, che nemmeno le Asl avrebbero a disposizione, come sottolinea L’Espresso. Lo scorso 22 luglio i carabinieri hanno trovato 277 piante di marijuana nel giardino di casa sua a Pietrasanta. Il medico da poco aveva terminato un periodo di affidamento ai servizi sociali e in 5 mesi avrebbe concluso gli arresti domiciliari, che non gli impedivano di continuare i suoi studi sulla cannabis. C’è da dire che nel 2007, sempre i carabinieri, avevano trovato nella sua abitazione 1167 bustine di semi, accompagnate da indicazioni terapeutiche (ad esempio, contro l’anoressia) e controindicazioni (possibili crisi paranoidee reversibili).

 La nuova denuncia è costata a Cinquini la sospensione dall’Ordine dei medici e rischia 20 anni di carcere essendo recidivo, con l’accusa di produzione e coltivazione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. ”Il lavoro di questo medico era senza fini di lucro e con spirito esclusivamente scientifico” mette in chiaro il giornalista Fabrizio Dentini, che lo ha intervistato, insieme ad altri esperti e pazienti, nel suo libro-inchiesta “Canapa Medica” (240 pp., 15 euro, Chinaski Ed.) in uscita a settembre, come ricorda Ilaria Lonigro su L’Espresso. In cui Cinquini dichiara: ”Dal 2000 ad oggi pago la mia ostinazione e la mia coerenza, anche professionale, che deriva dal giuramento di Ippocrate, con continue carcerazioni”.


Lug 19 2013

Kappa Futurfestival e consumo consapevole

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Il 13 e 14 luglio a Torino si è svolto, per il secondo anno consecutivo, nell’area del Parco Dora il Kappa Future-Festival 2013. A torto o ragione, questo rave-party legale, tutt’altro che “free” (costi da 35-40 euro a serata, e 55 per entrambe) viene presentato come  l’evento di musica elettronica italiano più importante dell’anno. Dalla sua comparsa, rivendica il marchio di festival musicale “intelligente”, contrapposto a quell’idea di festa tutta “musica, alcol e droghe”. Se non bastasse, a mettere enfasi a tale marchio s’è messo pure il Presidente Napolitano che ha insignito il rave-imprenditore Maurizio Vitale (che fa coppia con Gigi Mazzoleni nell’ideazione dell’evento) di un’onorificenza pubblica per il suo impegno nella campagna di sensibilizzazione a favore del divertimento consapevole. Nulla da eccepire riguardo tali obiettivi, stride un poco la creazione di un “sigillo di riduzione del danno” legato ad un festival promosso da un’azienda privata che nel contempo promuove il proprio di marchio (Robe di Kappa, appunto).

La riduzione del danno, uno dei pilastri fondamentali di serie strategie di contrasto a abusi e dipendenze, non è ristretta a mere azioni di supporto a coloro i quali si trovano in situazioni di consumo palesemente a rischio e nemmeno – come ad esempio vorrebbe il nostrano Dipartimento per le Politiche Antidroga – si può contenere all’interno di una supponente “Prevenzione delle patologie correlate”, nome coniato proprio dall’esimio dipartimento con lo scopo di svuotare di contenuto e limitare le pratiche in questione. E’ soprattutto in una visione paradigmatica di tale pilastro e attraverso le azioni di limitazione del rischio unite alla relazione costruita con i consumatori e con la collettività che nasce il concetto di consumo consapevole. Di più, la riduzione del danno concepita quale paradigma contro abusi, dipendenze e rischi derivanti dall’assunzione, contamina i restanti pilastri e li trasforma. La repressione nei confronti dei consumatori diventa lotta al narcotraffico, quello vero, reale; è evitato quel processo di detenzione sociale che porta al conseguente collasso delle carceri senza minimamente scalfire gli enormi interessi generati – che sono mafiosi quanto politici e certamente su scala globale. Soprattutto, si pone quale obiettivo il concetto di una vita degna per tutti, consumatori e collettività in un rapporto che li vede attori della medesima realtà e non soggetti differenti da punire o tutelare.

Allo stesso modo, anche la nostra critica ha origini paradigmatiche, nel senso che ci chiediamo se un modello imprenditoriale (il paradigma, appunto) abbia il diritto – e quanto possa effettivamente riuscire – nel conseguimento di un’azione educativa qual è la promozione di un consumo consapevole. Da più parti viene, infatti, denunciato come il consumismo abbia una non trascurabile responsabilità nel cambiamento degli stili di consumo, coadiuvato da leggi che non discriminano più tra sostanze il cui rischio è – da sempre – incomparabile, non di meno, da vere e proprie strategie di marketing delle mafie che rendono disponibili quelle sostanze che massimizzano i profitti. Al pari delle logiche del mercato legale, che è a sua volta “drogato” dall’ingente mole di denaro veicolato da quello non legale. E del quale l’azienda promotrice del festival ne è parte. Continue reading