Gen 26 2015

La più probabile causa della dipendenza è stata scoperta – e non è ciò che credete

PTO
Questo blog è stato pubblicato originariamente su Huffington Post United States ed è stato tradotto dall’inglese all’italiano da Stefano Pitrelli.
 Sono ormai passati cent’anni da quando le droghe sono state proibite per la prima volta – e nel corso di questo lungo secolo di guerra alla droga, i nostri insegnanti e i governi ci hanno raccontato una storia sulla dipendenza. Una storia tanto radicata nelle nostre menti che la diamo per assodata. Pare ovvia. Sembra palesemente vera. Lo credevo anch’io, fino a quando tre anni e mezzo fa non mi sono imbarcato in un viaggio di 30mila miglia per lavorare al mio nuovo libro, Chasing The Scream: The First And Last Days of the War on Drugs, alla scoperta di ciò che c’è veramente dietro alla guerra alla droga. Ciò che ho imparato lungo la mia strada è che quasi tutto ciò che c’è stato raccontato sulla dipendenza è sbagliato – e che di storia ne esiste un’altra, molto diversa, che aspetta ancora d’esser raccontata, se solo saremo disposti ad ascoltarla.

Se faremo nostra questa nuova storia ci toccherà cambiare non solo la guerra alla droga. Dovremo cambiare noi stessi.

Ciò che ho imparato l’ho appreso da un mucchio di persone straordinariamente diverse che ho incontrato lungo i miei viaggi. Dagli amici ancora vivi di Billie Holiday, da cui ho scoperto che il fondatore della guerra alla droga l’aveva perseguitata, contribuendo alla sua morte. Da un dottore ebreo portato di nascosto via dal ghetto di Budapest quand’era piccolo, per poi scoprire da adulto i segreti della dipendenza. Da un trafficante transessuale di crack a Brooklyn, concepito quando la madre, dipendente dal crack, fu stuprata dal padre, un agente della polizia di New York. Da un uomo che è stato relegato in fondo a un pozzo per due anni da una dittatura dedita alla tortura, per poi riemergerne e finire un giorno col venire eletto presidente dell’Uruguay, segnando così gli ultimi giorni della guerra alla droga.

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Apr 29 2013

Droga, neuroscienze e bufale

Laser

Fonte: Fuoriluogo

Ci risiamo, un annuncio “formidabile”: “Un gruppo di scienziati americani, diretto dal Prof. Antonello Bonci del National Institute on Drug Abuse di Bethesda e strettamente collegato al Dipartimento Politiche Antidroga italiano, ha dimostrato attraverso un recentissimo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature che è possibile eliminare l’interesse ad assumere cocaina grazie ad una tecnologia rivoluzionaria e avveniristica chiamata “optogenetica” che è una specialità dell’ ingegneria genetica.”

Ancora dichiarazioni roboanti, soluzioni miracolose che provengono dalle neuroscienze. Ratti resi dipendenti dalla cocaina e poi “salvati” con applicazioni di raggi laser.
L’invadenza mediatica ed economica delle ricerche neuro scientifiche è da troppo tempo un fattore inquinante la discussione scientifica e professionale sull’addiction.

Recentemente (The Guardian on line, 10 Aprile 2013) Kate Button, psicologa ricercatrice presso l’Università di Bristol, ha espresso profondi dubbi proprio sulla validità e l’utilità di questo tipo di ricerche.

Button, attraverso un ragionamento rigoroso e accessibile, afferma che molte delle conclusioni di tali ricerche sono false. Ciò che manca in studi come quello americano è soprattutto ciò che è definita “potenza statistica”. Il numero molto basso dei casi studiati (a prescindere anche dall’applicazione sugli animali da laboratorio), dovrebbe portare a ridimensionare le conclusioni delle ricerche, che al contrario vengono enfatizzate. La mancanza di numeri elevati allontana dall’identificazione dei “veri” effetti dell’intervento che si vuole testare. Su queste basi, si dovrebbe passare a studi clinici di più grandi dimensioni, dai costi stratosferici e che frequentemente contraddicono i primi risultati. L’inaffidabilità è ancora più grande se si considera, come fa l’autrice, la tendenza della letteratura scientifica e di quella di divulgazione a esagerare la portata delle scoperte mirabolanti e a sottostimare (quando non a ignorare) le ricerche che dimostrano l’assenza di effetti nulli di un dato approccio. In questo modo, i ricercatori giovani (ma anche i centri e i gruppi di ricerca) se vogliono avere successo, fondi, carriera sono portati ad applicarsi su studi dagli apparenti mirabolanti risultati, invece che anche su ricerche che possano contraddire tali risultati. Continue reading


Ott 6 2012

Cocaina e morfina agiscono in modo diverso sulla disponibilità di dopamina nel cervello

Fonte: Science

Il fattore neurotrofico cerebrale BDNF (Brain-derived neurotrophic factor) è una neurotrofina, particolare famiglia di proteine che determinano la sopravvivenza, lo sviluppo e la funzione dei neuroni. In particolare il BDNF agisce su determinati neuroni del sistema nervoso centrale e del sistema nervoso periferico, contribuendo a sostenere la sopravvivenza dei neuroni già esistenti, e favorendo la crescita e la differenziazione di nuovi neuroni e sinapsi. Nel cervello, è attivo nell’ippocampo, nella corteccia e nel prosencefalo basale: aree vitali per l’apprendimento, la memoria, e il pensiero. Il BDNF riveste di per sé un ruolo importante per la memoria a lungo termine. Continue reading


Set 15 2012

Pe’ na’ canna de Roma s’accendono tre torce a Torino

Fonte: ScienceDirect.com

Uno studio condotto dall’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche e pubblicato sulla rivista Environmental Pollution ha monitorato le concentrazioni di quattro sostanze (nicotina, caffeina, cocaina e cannabinoidi) in otto città italiane (Torino, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Verona). I risultati dell’indagine portano a pensare che le rispettive concentrazioni subiscano variazioni notevoli sia in merito alla loro natura chimica che in relazione alle stagioni e probabilmente alla concentrazione di ozono. Ad es. nicotina e cocaina risultano meno interessate dai cambiamenti climatici così come, all’opposto, caffeina e  cannabinoidi ne sono  altamente influenzati. L’obiettivo del monitoraggio sarebbe dunque quello di ottenere informazioni relative al consumo effettuato in una determinata area metropolitana.

Dal grafico, in alto, relativo al monitoraggio effettuato sui cannabinoidi, risulterebbe pertanto che a Torino i consumatori fumino il doppio di quelli bolognesi, il triplo rispetto ai romani, oltre quattro volte i milanesi, nove volte tanto dei fiorentini e una decina di volte di più dei veronesi. I palermitani risultano i più virtuosi; non fumano affatto. Ma, si badi bene,  soltanto a gennaio. Fortunatamente da maggio ad agosto in quasi tutte le città italiane prese in esame si smette quasi completamente di fumare cannabis, così da potersi allineare ai più irreprensibili palermitani.

Va da sè come non si abbia affatto la pretesa d’invalidare alcuno studio scientifico, nonostante risulti ancora decisamente imperfetto. Crediamo che metodi alternativi a quelli usati dal Dpa per rilevare i consumi possano far comprendere la loro reale dimensione, ma non possiamo che essere critici rispetto agli  strumenti di rilevazione che non tengono in considerazione la sostanziale distinzione tra consumi problematici e non problematici.


Ago 18 2011

Vita notturna e uso di sostanze

Fonte: SubstanceAbusePolicy.com

“Drug use and Nightlife: more than just dance music”

Un’intervista, su un campione di 775  persone, in merito ai diversi modi scelti per il  divertimento notturno, ha avuto lo scopo di indagare la correlazione esistente tra gamma di musica preferita,  tipologia di locale o luogo scelto per il divertimento e differente sostanza assunta o modalità di consumo attuata. L’inchiesta sulla relazione esistente tra uso di sostanze e musica si è quasi sempre concentrata su consumatori di Mdma e stimolanti e musica elettronica, in contesti rave o simili. La ricerca, svoltasi in Belgio, tenta di allargare il campo anche ad altri luoghi normalmente frequentati dai giovani. Così, viene fuori che i frequentatori di goa-party sono quelli tra i quali il consumo di droghe illegali è maggiore, ma anche che subito dopo vi sono gli amanti della musica dance ed i frequentatori di club e discoteche in genere. Continue reading


Ago 17 2011

Sperimentazione animale sul policonsumo di Mdma e Cannabis

Fonte: ScienceDirect.com

Sono molti, la maggioranza pare, i consumatori che si servono della poliassunzione con cannabis per mitigare gli effetti del down causato dall’Mdma (tra i quali agitazione ed insonnia, i cosiddetti sintomi “anfetaminici”). Sebbene esistano dati sugli effetti acuti della contemporanea somministrazione delle due sostanze, l’Università del Massachusset all’interno del Programma Neuroscienze e Comportamento, ha voluto indagare gli effetti di una co-somministrazione a lungo termine di Mdma e Cannabis. Gli elementi d’indagine, conformi al programma di ricerca, indagano il comportamento e l’aspetto neuro scientifico riguardo le aree interessate alla trasmissione serotoninergica. Gli studi sperimentali sono stati eseguiti su una popolazione di appositi topi albini denominata Sprague-Dawley, e usata comunemente nella sperimentazione su animali, in particolare – quella di cui ci occupiamo – è stata svolta con l’intento di ottenere dati che potessero servire a comprendere gli effetti del policonsumo sugli adolescenti.. Tale popolazione è stata divisa in quattro gruppi: Continue reading


Ago 3 2011

Cannabinoidi e cocaina, nuovo studio

Secondo i dati preclinici pubblicati online sulla rivista scientifica Nature Neuroscience la stimolazione di uno specifico recettore cannabinoide (CB2) con un cannabinoide agonista sintetico (JWH133 ) riduce significativamente il desiderio di cocaina. I ricercatori del National Institute on Drug Abuse (NIDA) hanno riferito che l’attivazione del recettore CB2 attraverso la somministrazione di un agonista selettivo dei cannabinoidi riduce la somministrazione endovenosa di cocaina nei topi fino al 60 per cento.

Questi risultati suggeriscono che i recettori CB2 sono in grado di modulare gli effetti gratificanti e motorio-stimolanti della cocaina. Del resto è noto come tra i consumatori di cocaina, soprattutto occasionali, l’uso combinato o seguito di cannabis, mitighi gli effetti di craving dell’eccitante.

In precedenza diversi studi hanno documentato come alla somministrazione di THC è associata una ridotta sensibilità alla dipendenza da oppiacei e che l’uso moderato di cannabis potrebbe migliorare la fidelizzazione al trattamento con naltrexone. Continue reading


Ago 3 2011

Sballato e stupido? Il mito va in fumo!

Fonti: Addiction, Norml

Uno studio condotto dall’Università di Melbourne, l’Università Nazionale Australiana ed il Centro di Ricerche sulla Salute mentale ha concluso che l’uso della marijuana a lungo termine non è associato a un danno cognitivo.

Un campione di 2404 giovani di età compresa tra i 20 ed i 24 anni sono stati sottoposti ad una sperimentazione durata otto anni finalizzata a valutare un possibile danno cognitivo conseguente all’assunzione di cannabis. Continue reading