Dic 8 2014

La sfida di Encod: considerate le droghe seriamente!

jankoatun-ced01Quando gli storici affronteranno l’evoluzione delle politiche sulle droghe del 21mo secolo, ciò che maggiormente li disorienterà sarà la domanda: ”Cosa ha impedito per così tanto tempo alla comunità internazionale di abolire le tre convenzioni internazionali sui narcotici?” A una crescente maggioranza di cittadini del mondo è chiaro come la criminalizzazione delle sostanze – che certe persone hanno usato per secoli – costituisce un errore storico cui si deve porre rimedio il più presto possibile. Il tentativo di regolamentare tale problema – che essenzialmente è un problema sociale – con interventi di polizia, costituisce un totale e assoluto fallimento. Questa è la corretta tendenza dell’opinione pubblica, in tutto il mondo.

La soluzione è semplice, lampante, e viene attuata unilateralmente, nel momento in cui stiamo parlando, da stati membri che vanno dal Portogallo al Canada: la regolazione da parte di singoli stati. Il ritardo nell’implementazione di questa inevitabile soluzione a livello internazionale sta avendo, ogni giorno nel mondo, disastrose implicazioni sulla sicurezza pubblica. La violenza connessa con le droghe illegali uccide un quarto di milione di persone l’anno: questa dimensione è peggiore del danno causato dalla più pericolosa delle droghe. La causa di ciò sono leggi talmente inefficaci e controproducenti che, nel mondo, le comunità non le stanno più sostenendo.

In questo momento, l’Uruguay e quattro stati degli Stati Uniti hanno votato per legalizzare la cannabis. Prima della Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGASS) del 2016, tale numero sarà cresciuto in maniera significativa: solo negli Stati Uniti. I sondaggi mostrano come i cittadini, per lo meno di una mezza dozzina di stati, voteranno per regolamentare la cannabis. Il Presidente del Messico, Enrique Peña, ha dichiarato lo scorso mese che l’effetto valanga spingerà verso un’ulteriore regolamentazione in America Latina. E lui dovrebbe esserne contento. Negli stati e nelle nazioni che hanno legalizzato la cannabis e/o decriminalizzato le droghe, il crimine , la violenza e i tassi di uso da parte dei giovani sono tutti calati, mentre le entrate fiscali sono state strappate dalle mani dei criminali. Continue reading


Dic 2 2014

Su Report si ventila un ritorno ai lavori forzati

Lavori forzati donneFonte: Il Fatto Quotidiano

di Susanna Marietti (Antigone)

Ci sono poche cose che conosco a fondo e sulle quali ho competenza, come credo capiti più o meno a ciascuno di noi. Sulle altre sono costretta a seguire le inchieste giornalistiche con maggiore passività, e spesso finisco per non sapere a chi dare ragione. Accade che ogni volta che guardo una puntata di Report su un argomento che conosco bene scopro una trasmissione realizzata con tesi assertorie, lontane dal livello di civiltà giuridica che vorrei in questo Paese, con la controparte ridicolizzata e privata di parola. Mi è successo ieri sera, davanti alla puntata di Report che proponeva il lavoro obbligatorio per i detenuti.

Innanzitutto va detto che, storicamente, i primi a contestare il lavoro gratuito dei detenuti sono sempre stati i lavoratori liberi. Infatti, chiunque preferirebbe assumere al loro posto un detenuto che non deve pagare. Tentare di mettere in competizione le brave persone che faticano a trovare lavoro e i detenuti che addirittura pretendono lo stipendio per lavorare è di certo strumentale. La vera competizione si creerebbe davanti a un detenuto non retribuito, ben più conveniente di un cittadino libero per un datore di lavoro. Continue reading


Dic 2 2014

Il caso Parolisi. Considerazioni intorno al libro.

1234286_175060416010976_970249364_nDopo la presentazione del libro “Il caso Parolisi: sesso, droga, Afghanistan”, evento programmato nell’ambito delle iniziative della prima Critical Weed, ci sentiamo di scrivere due righe sul libro e sull’autore che, molto cortesemente, con grande competenza e altrettanta simpatia, è intervenuto alla presentazione.

Il libro, innanzitutto, non ha nulla di scandalistico come il titolo forse, ma ancor più, il tema trattato potrebbe far supporre: il caso Parolisi è uno scandalo italiano, uno di quelli lungi dall’essere chiuso nonostante la condanna dell’imputato a trent’anni. La materia a prima vista potrebbe far pensare a uno dei soliti espedienti buoni a tenere impegnata l’opinione pubblica, quasi si trattasse di una telenovela, alimentato per vendere giornali ma anche per distogliere da problemi più reali e ben più gravi. Come ci spiega l’autore, in realtà, il libro apre scenari che vanno ben al di là della notizia in sè stessa e della storia del caporal maggiore dell’Esercito Italiano.

1231620_188298101353874_1090143530_nPensare a Parolisi come al protagonista, o comunque come l’unico attore in campo, è un errore che si svela già dalle prime pagine. Questa è una vicenda che travalica l’uomo e si addentra nella storia di una terra e di una cultura, quella afghana, violentata da decenni di guerra, in è cui il narcotraffico, gestito dall’occidente, il vero protagonista. Eroi negativi ce ne sono, ma tra di essi non vi è tanto il Parolisi quanto gli uomini della camorra, e tra le vittime un po’ tutti quelli che da un decennio sono presenti in Afghanistan; in primis i civili, costretti a subire un conflitto non voluto e le cui ragioni storiche non riescono ad occultare la vera ragione di tutte le guerre. Il denaro, qui rappresentato dalla polvere, non quella del deserto afghano, nè quella delle strade delle città sulla quale le persone sono costrette a combattere e morire, è una polvere ben più preziosa quanto carica di significati negativi: “l’eroina”. Continue reading


Dic 1 2014

Bollettino Encod n° 118

CSCFonte: Encod Italia

Il quattro novembre, la maggioranza degli elettori degli stati americani dell’Alaska, e dell’Oregon hanno votato per la legalizzazione della cannabis. Ora, sono quattro gli stati Usa che hanno legalizzato la cannabis. In genere, ci si attende che l’Europa segua l’esempio americano, specialmente ora che sta diventando chiaro quanto denaro si possa fare con la pianta ma proprio questo rappresenta una minaccia alla “vera” cultura della cannabis.

L’annuale High Times Cannabis Cup di Amsterdam ha, per certi versi, simbolicamente rappresentato  il crescente gap tra il vecchio e il nuovo mondo. Per la prima volta in 27 anni si è rivelato impossibile organizzare la tradizionale fiera. I 44 venditori che erano pronti a installare i loro stands, il 23 novembre sono stati avvisati di dover fare le valigie. La città di Amsterdam aveva dichiarato che ci sarebbe stato un massiccio raid della polizia se l’expo fosse continuato. La maggior parte dei venditori aveva viaggiato migliaia di chilometri per partecipare.

Tra i respinti vi era anche l’organizzazione olandese VOC (Unione per l’abolizione della proibizione della cannabis), i cui attivisti hanno inscenato una protesta durante le cerimonie finali al Melkweg.

Gli attivisti della VOC hanno parlato con innumerevoli partecipanti e giornalisti durante la settimana del Cannabis Cup, su come non riuscissero a capacitarsi del fatto che la politica sulle droghe olandese fosse diventata tanto rigida e repressiva, proprio nel momento in cui gli Stati Uniti stanno optando per la legalizzazione. Nello stesso giorno in cui gli elettori di Alaska e Oregon hanno legalizzato la cannabis, la Eerste Kamer (il Senato Olandese) ha varato una nuova legge che vieta ogni tipo di preparazione o facilitazione della produzione di cannabis.

Il mese scorso, il programma televisivo olandese ’Tegenlicht’(controluce) mostrava come sia esattamente questa facilitazione a costituire un mercato largamente in crescita in Colorado. Centinaia di imprese commerciali legate alla cannabis sono spuntate nel corso degli ultimi anni e cresciute in maniera esplosiva. Nel suo report sul Colorado, Ty Hubbard di Greenlabs spiega: ’La maggior parte delle persone non necessariamente coltiva o vende, ma ha a che fare con attività economiche periferiche, sia nel campo del merchandising oppure, come Adam che opera un gradino sopra, vendendo vestiti di canapa. Per ironia della sorte: Adam Dunn é scappato dagli Stati Uniti ad Amsterdam negli anni Novanta. Di ritorno nel paese natio, ora prevede, come nel giro di tre anni, l’ottanta percento degli stati avrà legalizzato la cannabis dopo che il governo federale ne avrà cancellato il divieto. Continue reading