Mar 30 2014

Million Marijuana March 2014

MillionRoma, 10 Maggio 2014, quattordicesima edizione italiana della Million Marijuana March per inaugurare l’era dell’UMANOPOLIO; il monopolio degli umani sui beni comuni, patrimoni della umanità non cedibili ai mercati.

Nelle strade di Roma, come in centinaia di città nel resto del mondo, per:

  • la fine della persecuzione delle persone che utilizzano sostanze rese illecite dal proibizionismo
  • il diritto all’uso terapeutico immediato per i pazienti che necessitano della cannabis
  • il diritto a coltivare liberamente una pianta che è un pezzo del patrimonio botanico del pianeta che appartiene all’umanità intera.

In questo momento storico, in cui si ridefiniscono, non solo a livello nazionale, gli equilibri economici e politici del pianeta, è chiaro che l'”alta” finanza, le multinazionali farmaceutiche e del tabacco puntino al controllo globale del mercato della Cannabis attualmente gestito dalle mafie, per sottrarre ancora una volta la Pianta a tutta l’umanità.La spinta verso nuovi e fertili terreni di investimento cui sono costrette le multinazionali del tabacco, in seguito alle numerose class-action perse, e l’apertura culturale e intergenerazionale alla cannabis, ormai radicata da decenni nei costumi planetari, rende la Cannabis una merce appetibile per gli affari di questi colossi finanziari.

É pertanto necessario sottrarre il monopolio della produzione, importazione e distribuzione alle narcomafie ed impedire l’affidamento alle multinazionali farmaceutiche e del tabacco: nessun monopolio per la Cannabis bene comune!

L’unica strada che possiamo e dobbiamo percorrere è reclamare la libertà di coltivare le nostre piante come diritto naturale, inalienabile e non cedibile ne trattabile.

Un avanzamento, questo, che si rende necessario non solo sul piano economico-finanziario, ma anche su quello legislativo.

La recente cancellazione della Fini/Giovanardi per incostituzionalità, con le odiose tabelle quantitative e i bassissimi limiti oltre i quali si era automaticamente considerati spacciatori e condannati ha sicuramente determinato una riduzione del danno.

Un danno che rimane però ancora alto, che non ci basta ridurre ma dobbiamo azzerare perché invasivo nelle vite delle persone, delle quali limita libertà e diritti, perseguendole oltre che penalmente anche amministrativamente con sanzioni che ne annullano i diritti di cittadinanza.

Un danno che è ancora altissimo per tutte le persone ingiustamente condannate e private della libertà personale, ammassate in gabbie oltre i limiti della decenza (limiti che un paese che si definisce civile dovrebbe rispettare), in condizioni carcerarie disastrose per le quali a breve, dopo numerosi richiami della Comunità Europea, l’Italia sarà sanzionata.

Per tutte queste vittime del proibizionismo detenute sulla base di una legge incostituzionale, che non sarebbero finite in galera con l’attuale DPR 309/90 e che sono ancora in gran parte detenute in attesa che vengano ricalcolate le pene, chiediamo giustizia immediata!

Inoltre la attuale legge, il DPR 309/90, ha 24 anni ed è anche essa radicata in un proibizionismo fuori dal tempo e dal contesto storico, troppo indietro rispetto al sentire diffuso nella società e ai suoi bisogni mutati assieme ai costumi.

Nella attuale situazione è necessario e irrimandabile avanzare verso politiche altre, con approcci totalmente diversi al fenomeno della assunzione di sostanze che il proibizionismo trasforma in problema sociale, giudiziario e di ordine pubblico.

Ci riconosciamo nella “Carta dei diritti delle persone che usano sostanze – Genova 2014”, che consideriamo una sorta di “Costituzione” entro la quale e non oltre dovrà muoversi chi vorrà legiferare in materia senza calare leggi dall’alto e contro il sentire delle persone da queste leggi
interessate.

Chiediamo inoltre l’abolizione del DPA  (Dipartimento Politiche Antidroga) che arroga a sè, espletandole con un furore ideologico e un accanimento degno della peggiore propaganda proibizionista, funzioni che dovrebbero essere molto più pragmaticamente di competenza dei ministeri della salute, della giustizia e delle politiche sociali. Continue reading


Mar 28 2014

Festa della Semina 2014

semina-2014Sabato 5 Aprile 2014
Centro Sociale Occupato Autogestito Gabrio

Le nostre città le immaginiamo e le vogliamo libere, dal mercato, dalle speculazioni, da chi quotidianamente pretende di guadagnare sui nostri corpi e sulle nostre vite. Ma liberare le città per noi vuole dire liberare innanzitutto chi le vive, dalle oppressioni culturali di stampo razzista o sessista, dai diritti negati tutti i giorni, da stupidi ed inutili proibizionismi che pretendono sempre più di determinarci. Siamo giunti alla quattordicesima edizione della Festa della Semina, l’ultima nella storica sede di Via Revello, e sentiamo oggi una forte aria di cambiamento, che da oltre oceano si propaga anche in Europa e giunge fin da noi. Un’aria diversa da quel clima di terrore diffuso che ha prodotto per ben otto anni la Fini/Giovnardi, legge studiata ad hoc per individuare e colpire chi usa sostanze, come ben dimostrano i dati sulla popolazione carceraria e l’ingente mole di provvedimenti amministrativi tesi a limitarne le libertà. Questa legge ha avuto il triste merito di andare a toccare tutti i tipi di usi, perfino quelli meno visibili e problematici, stroncando con il ricatto delle sanzioni e della perdita del lavoro ogni forma possibile di resistenza e di rivendicazione. Nel frattempo a fronte dei due miliardi di euro annui spesi in repressione, le mafie ne guadagnavano ben 60 nella totale impunità! Se in questi otto anni siamo stati costretti a difenderci subendo comunque pesanti vessazioni , ora è il momento di avanzare uniti, perseguendo quel diritto all’autodeterminazione che contrapponiamo fortemente alle logiche del mercato: noi non nasciamo consumatori ma assuntori di sostanze, ed è del tutto fuorviante anche solo pensare di impedire o proibire un comportamento innato, allo scopo di assoggettarlo a meri intenti di profitto che poco ci appartengono. E’ giunta l’ora di riprenderci ciò che è nostro e nel modo in cui siamo abituati a farlo, dal basso con l’autorganizzazione, l’autogestione e l’autoproduzione. Continue reading


Mar 16 2014

La politica sulla Cannabis in Olanda: si va avanti non indietro!

wietpasFonte: Transform – Getting drugs under control

Nota della redazione: tra le tante, troppe, informazioni sul sistema di distribuzione dei coffe shop, il collettivo Infoshock ha voluto raccogliere una sintesi sull’attuale realtà olandese che serva tanto da specchio sull’evoluzione delle politiche sulle droghe leggere quanto da “strumento” per coloro i quali si recano nei Paesi Bassi e vogliono conoscere ciò che potrebbe aspettare loro se varcassero la soglia di uno dei centinaia di coffe shop esistenti. Le informazioni sono, volutamente, reperite da Transform, una fondazione che si occupa in modo serio e corretto, senza coinvolgimenti di parte, di osservare, studiare e proporre il cambiamento globale che si delinea dopo il fallimento della “war on drug”.

Scarica il report in inglese

12 marzo 2014

Malintesi e false dichiarazioni sulla realtà e le proposte di cambiamento della politica olandese sulla cannabis nel 2011, hanno portato alcuni oppositori della riforma della cannabis a suggerire che il paese si stia ritirando dalla sua politica – pragmatica e di lunga data – di tolleranza sul possesso, l’uso e la vendita di cannabis.
Non è questo il caso. In realtà, la maggior parte delle misure più regressive non sono state attuate o sono state, in seguito, abbandonate, o hanno avuto solamente un impatto marginale. Inoltre, vi è un crescente sostegno pubblico per una più ampia riforma progressista, tra cui un sistema di regolamentazione legale della cannabis simile a quello adottato in Uruguay, e gli sforzi per stabilire simili modelli di produzione e fornitura sono in corso in numerosi Comuni.

Il background

L’approccio olandese alla politica della cannabis è sempre stato fondamentalmente pragmatico, piuttosto che guidato politicamente o ideologicamente. Quando il “nuovo” approccio è stato adottato formalmente, nel 1976, è stato motivato principalmente dal desiderio di separare il mercato della cannabis, considerata relativamente a basso rischio, dal mercato delle altre droghe illegali, più rischiose. La politica ha effettivamente depenalizzato il possesso personale e l’uso di cannabis per gli adulti, ma a differenza di altri approcci di depenalizzazione attuati altrove(1), in Olanda è ulteriormente tollerata l’a possibilità della vendita di bassi quantitativi di cannabis, nei punti vendita che poi divennero i noti “coffe shop” olandesi. I coffee shop sono autorizzati ad operare in condizioni di autorizzazione rigorose, che includono restrizioni di età per l’accesso, il divieto di vendita di altre droghe (incluso l’alcol), e controlli sull’aspetto esteriore dell’esercizio, la segnaletica e le azioni di marketing dei negozi. L’approccio è ampiamente riuscito:

– Solo il 14% dei consumatori di cannabis in Olanda segnala di far un uso abituale di altre droghe, rispetto al 52% in Svezia.(2)
– I tassi del consumo di cannabis nei Paesi Bassi sono equivalenti o inferiori a quelli di molti paesi vicini (che non hanno coffe shop),(3) e sono sostanzialmente inferiori a quelli del USA. (4);
– Anche se l’uso di cannabis in Olanda è aumentato dal 1976, questo è in linea con le normali tendenze europee.
– Ogni anno, i coffe shop generano circa 400 milioni di euro in tasse – soldi che altrimenti sarebbero maturati a profitto(5) dei criminali.

Il pragmatismo sta alla base della politica olandese anche sulle droghe più problematiche, come l’eroina iniettabile, per la quale si è a lungo implementato un approccio di riduzione del danno consistente nello scambio di siringhe, prescrizione di terapie sostitutive degli oppiacei, e alcune prescrizioni di mantenimento a base di eroina. Come risultato, i tassi di durata dell’uso di eroina nei Paesi Bassi sono un terzo di quelli negli USA.(6) Continue reading