Ott 31 2012

Assemblea Nazionale Antiproibizionista

Sabato 3 novembre 2012

via Montelungo, 7 – PISA

EX-COLORIFICIO OCCUPATO

ORE 11 accoglienza, saluti, presentazioni, valutazioni sull’anno appena trascorso

ORE 13 PRANZO

ORE 15 assemblea generale di analisi e progettazione (proposte&idee) per il futuro

ORE 20 CENA

ORE 22 FESTA MOSTRE VIDEO

seguirà programma serale più dettagliato

 

Visualizzazione ingrandita della mappa

 

I consumatori di sostanze, di fatto, vengono sottoposti a leggi speciali che li rendeno delle persone di serie B, sono una categoria di persone discriminata la cui vita può valere meno di un cittadino normale, come in un sistema di apartheid. Di conseguenza gli antiproibizionisti ereditano un grande stigma sociale che discende dalle normative sugli stupefacenti. Di fatto la questione proibizionismo è totalmente esclusa dallo scenario politico nazionale, lavorare a questo livello è molto difficile, pur ritrovando numerosi politici in parlamento che fanno segretamente uso di droghe. All’interno degli stessi movimenti sociali al cui interno si consuma più o meno palesemente, spesso non viene presa in considerazione la voce degli antiproibizionisti. Questa,dove è riuscita ad organizzarsi, ha fatto e fa fatiche enormi nell’abbattimento di pregiudizi sui consumatori di droghe. Per non parlare di quei pezzi di movimento che, senza ragionare sui mastodontici interessi economici e di potere che ruotano intorno alla vicenda, considera gli antiproibizionisti buoni solo a divertirsi e a fare feste. Gli attivisti antipro si ritrovano a dover fare di più di altri soggetti al fine di essere considerati credibili politicamente. Come gli ultimi degli utilmi della società, insieme a immigrati e pazzi, si ritrovano a dover lottare più di altri, anche negli ambiti di vita famigliare. È accaduto anche che la questione proibizionista abbia spaccato collettivi, centri sociali e movimenti.

E’ necessario fare chiarezza.

Gli antiproibizionisti affermano che le responsabilità fondamentali della degenerazione dei contesti dove si usano droghe è dovuta oggi alle politiche proibizioniste con il loro portato di ignoranza, oscurantismo e violenza insensata e sproporzionata, e che l’utilizzo di droghe è un fenomeno storicamente e geograficamente universale, mentre le leggi contro gli stupefacenti sono un’esperienza relativamente recente. L’avvento della cultura del consumismo, abbinata al proibizionismo planetario made  in USA, ha prodotto pesanti effetti umani, economici e sociali in questo utimo mezzo secolo, favorendo la nascita di modelli di consumo e di stili di vita tendenti all’abuso ed alla dipendenza, in altre parole ad un consumo sfrenato, con il beneplacito ed il profitto delle narcomafie. Con la censura della libera circolazione delle conoscenze e la repressione del traffico di droghe i governi, d’altro canto, hanno la possibilità di accrescere il loro potere di controllo potendo entrare violentemente nella vita privata di chiunque senza che se ne sappia molto in giro. In questo quadro non viene lasciato spazio allo sviluppo di una culturale critica e consapevole tra le persone, anzi con la persecuzione si costringe alla clandestinità o alla marginalità il consumatore di sostanze illegali.

La rete nazionale antiproibizionista deve essere espressione e motore di tale cultura così scomoda e l’assemblea nazionale antiproibizionista un  momento di socializzazione e diffusione della cultura antiproibizionista consapevole che dovrà lottare più duramente di altri per vedere affermate nella storia le sue istanze.

 


Ott 30 2012

La ripresa dei movimenti antiproibizionisti

Fonte: Nuova Società

di Paolo Sollecito

Questo articolo esce dopo i fatti di Cusano (le cariche, gli arresti e una ragazza di 22 anni in coma) ma l’intervista è stata fatta precedentemente. Non si parla di questi eventi solo per un motivo temporale e non per una scelta della testata o dell’intervistato.

La prima persona che incontriamo nella nostra inchiesta sulle sostanze è Franco D’Agata, psicologo e psicoterapeuta della “Gestalt” (corrente che nacque e si sviluppò in Germania agli inizi del XX secolo). D’Agata lavora anche in un progetto di educativa di strada con i giovani del quartiere Castello di Nichelino ed è un militante antiproibizionista del “Centro Sociale Gabrio”, gruppo da sempre attivo nell’ambito dei diritti dei consumatori di sostanze.

A molti sembrerà difficile conciliare il ruolo di psicoterapeuta che aiuta le persone con problemi legati alle dipendenze con quello di attivista che si batte per la legalizzazione delle sostanze. E’ una contraddizione o le due cose sono legate?

Gli obiettivi del Gabrio come “Sportello Infoshock” e come “Rete 2012, la Fine del Mondo Proibizionista”, riguardano rivendicazioni politiche, ma non facciamo solo questo. Portiamo avanti anche pratiche che riteniamo adeguate per far fronte all’aumento dei consumi. Noi sosteniamo attivamente le politiche di “prevenzione” e di “riduzione del danno”. Come vedi tutto si lega direttamente con il mio lavoro, i due ruoli sono tutt’altro che incociliabili

Ma cosa vi spinge a fare un lavoro che, sulla carta, dovrebbero fare i servizi sociali?

Infatti i servizi non lo fanno o solo in minima parte. Guarda, se le politiche internazionali sulle droghe si basano sui quattro pilastri: prevenzione, cura, riduzione del danno, repressione. Di fatto in Italia la forma di intervento che assorbe i tre quarti degli investimenti è la repressione. Lo stato investe dieci centesimi di euro per abitante in prevenzione, una cifra ridicola se paragonata alla media europea. Noi alla luce di questa cosa pensiamo invece che la prevenzione e la riduzione del danno non debbano essere legate a forme di controllo sociale, ma agite nel rispetto delle scelte individuali e con interventi diretti nei luoghi di consumo

Quindi pensi che con una maggiore consapevolezza diminuiscano i consumi?

Accetto la provocazione, ma le cose non sono così meccaniche. Se cambia il contesto sociale, se cambiano i modelli culturali che sono alla base della nostro vivere, se il consumatore non viene più visto come un malato o come un criminale, allora da un lato la società si renderebbe più accogliente e inclusiva e dall’altro il consumatore non si sentirebbe una vittima. Questo si rifletterebbe anche sul modo di consumare

Voi fate iniziative come la “feste della semina” o del “raccolto” che partono da azioni considerate illegali, almeno in Italia. Come vi rapportate alla cultura della legalità che imperversa anche nel mondo della sinistra parlamentare?

Ed è proprio questa cultura della legalità che causa fenomeni come il narcotraffico globalizzato e a questo noi contrapponiamo un modello di condivisione e di autoproduzione delle piante proprio per rompere gli schemi del mercato dello spaccio Continue reading


Ott 29 2012

Una storia di ordinaria follia

Nella Milano che brulica di locali notturni, club e discoteche alla vigilia della festa commerciale di Halloween,  un evento inaspettato invade la periferia sud della città nel week end: il rave party organizzato dagli Hazard per festeggiare i loro dieci anni in collaborazione con i francesi Nonem ed altre due sound. L’avventura comincia venerdì sera quando il tentativo di piazzarsi in un capannone nel bergamasco viene scoperto dai carabinieri che intervengono denunciando a piede libero 26 persone, bloccando l’evento e scortando la carovana fino al casello autostradale. Un secondo tentativo da parte degli organizzatori viene fatto in piena notte a Limbiate nei pressi di Milano, ma le forze dell’ordine ormai sulle tracce del rave, riescono nuovamente a mandare via tutti. Si decide allora di entrare nella periferia della città, nei pressi di Viale Europa, dove c’è un ex deposito della Standa oramai dismesso. Le sound riescono a montare gli impianti, prendono accordi con un funzionario di polizia che gli assicura li avrebbero fatti suonare fino a domenica e la festa ha inizio. Ma qualcosa non va. Improvvisamente verso le 21.00 di sabato  la presenza di polizia e carabinieri nel posto si fa più massiccia, si bloccano gli accessi ed arriva la celere con i vigili del fuoco che buttano giù le reti esterne dello stabile per permettere agli agenti in tenuta antisommossa di entrare per sgomberare. A questo punto iniziano i pestaggi a cui ormai purtroppo siamo abituati, partono i lacrimogeni e volano manganellate, il cane di una ragazza viene ammazzatoo, una violenza senza senso ed ingiustificata che costringe i ravers ad organizzare una qualche forma di resistenza con i pochi mezzi che avevano a diposizione. Il bilancio della fantastica operazione della questura è di 50 feriti, numerosi fermi ed una ragazza di Cuneo in coma perché travolta mentre tentava di scappare  inseguita dagli agenti: bel risultato se si considera che il blitz era stato ordinato dal Dipartimento Politiche Antidroga della presidenza del consiglio dei ministri che aveva segnalato preventivamente la “pericolosità” dell’evento pensando  di poter tutelare in questo modo la salute dei partecipanti al rave!   La festa è stata sgomberata, vengono sequestrati impianti ed alcuni furgoni, ed arrestate quattro persone.

Ovviamente la polizia e  i media ribaltano lo scenario raccontando che gli agenti hanno reagito alle provocazioni, secondo un copione ben noto. Il questore di Milano Luigi Savina – in verità affatto nuovo a coordinare simili azioni – ha espresso dispiacere per l’accaduto difendendo l’operato degli agenti che comanda; il SIAP (Sindacato Italiano Agenti Polizia), attraverso il suo segretario Enzo delle Cave, ha preso posizione sull’accaduto definendo una “scelta irresponsabile e pericolosa sia per gli esiti avuti che per il rischio che qualcuno ci lasciasse la vita” la decisione di procedere allo sgombero del capannone con tutte quelle persone (1700 circa)  e ricorrendo all’uso della forza.

Va inoltre rilevato come le ambulanze, fatte giungere sul posto contemporaneamente alle squadre dei vigili del fuoco, non siano state fatte entrare a supporto delle persone ferite costringendole a percorrere diverse centinaia di metri prima di essere soccorse, ma chiaramente allertate perché già nota la condotta che si voleva tenere.

L’episodio si commenta da sé e  svela come per l’ennesima volta l’unica risposta che questo Stato riesce a dare a tutto ciò che non riesce a normare e a mettere a valore è l’azione repressiva; in una regione quale la Lombardia che ha visto scomparire negli ultimi anni la maggioranza dei servizi di bassa soglia e di riduzione del danno.

Come collettivo, impegnato sul fronte della limitazione dei rischi in occasione di eventi informali, crediamo sia doveroso che i responsabili di un’azione tanto scellerata da potersi trasformare in un massacro non passino impuniti, e che ci sia un ferma condanna da parte di tutte quelle persone che ancora si considerano un pezzo importante della “società civile” su un uso inutile e sconsiderato della forza pubblica. Che media e istituzioni non rivolgano il proprio appoggio e solidarietà sempre e solo alle forze di polizia impegnate in un’operazione che soltanto le sconsiderate decisioni dei rispettivi superiori hanno messo in pericolo, rivolgendo inoltre un’ulteriore attenzione repressiva nei confronti degli organizzatori dell’evento, ennesime vittime della brutalità ingiustificata.

Esprimiamo solidarietà alle sound coinvolte che sappiamo impegnate a favore della presenza di equipe di limitazione dei rischi ai propri eventi, prova di una coscienza ben superiore a quella dimostrata dalle forze dell’ordine. Alla stessa equipe bolognese presente all’evento, che da anni lavora in contesti informali facendosi carico in maniera totalmente autorganizzata di una risposta efficace che le istituzioni troppo spesso non sono in grado di garantire poiché antepongono un supposto aspetto legalitario a svantaggio del diritto alla salute delle persone. Pensiamo fermamente che sia giunto il momento di dare  altri tipi di risposte ai fenomeni sociali , che nascano da un reale interesse per gli stessi e che ne sappiano affrontare la complessità. In ultimo – ma per questo non meno importante – rivolgiamo il nostro pensiero alla ragazza ventiduenne di Cuneo che sta lottando per la vita e di cui non conosciamo nemmeno il nome, vittima di politiche inefficaci e distanti dai problemi sociali nonché di un corpo di polizia che ha dimostrato ancora una volta inateguatezza ed insensatezza ad essere impiegato nel fronteggiare ogni istanza sociale dal basso.


Ott 28 2012

Comunicato della Hazard Unitz Crew sui fatti di sabato 27 ottobre

Fonte: Hazard Unitz Crew

Riprendiamo di seguito il comunicato apparso sulla pagina fb della crew in merito ai gravi fatti accaduti alla festa autorganizzata nei dintorni di Milano di cui si sono rese responsabili le forze dell’ordine coordinate dal questore Savina (per inquadrare il soggetto vedi qui)

PARTIAMO SUBITO DAL FATTO CHE SE CI SI STA PREOCCUPANDO PER NOI, STIAMO TUTTI BENE, NESSUNO SI E FATTO DEL MALE

Iniziamo a farvi un piccolo report ,  su ciò che abbiamo visto e che è accaduto partendo da sabato mattina :

-Ore 11:
Entriamo e creiamo una TAZ , ci posizioniamo in fondo al capannone a 500 metri dalla strada sul retro, dove c’e uno spazio largo 60 m e lungo 700 m dove poter parcheggiare tutte le macchine senza dare nell’occhio dalla strada.

Il posto si trova completamente isolato,  lontano da abitazioni e dalla strada non si sentiva nulla.-Ore 13:
Una pattuglia di vigilanteschiama la polizia.-Ore 14:00 :
Si presenta la digos di Milano, accompagnata dalla celere.
Prendiamo accordi con un funzionario che , comunicando col questore, ci da l’ok per far proseguire il party fino a domenica.
(c’e stato spiegato dopo, che il propietario non voleva sporgere denuncia).
La polizia decide che per mantere l’ ordine pubblico,  fa parcheggiare tutte le macchine in strada,  quando sapevano benissimo che era la cosa piu sbagliata da fare.

-Ore 19:
La festa continua la sua crescita,  la gente entra a piedi,  tutto regolare.
Il proprietario dello stabile viene minacciato dal comune che se non sporgerà denuncia nei nostri confronti, verrà denunciato lui stesso,  perche senza di essa,  la polizia non avrebbe potuto intervenire per buttarci fuori,  tutto questo a nostra insaputa.

Ore 21:
La denuncia parte dal propietario
Si presenta di nuovo la celere all’interno della struttura, con aria minacciosa, mentre l’area esterna viene bloccata dalla polizia, il questore ci minaccia che se non spegniamo entro 10 minuti sarebbero intervenuti, e noi gli abbiamo spiegato gli accordi che avevamo preso in precedenza,  che erano diversi ,  che ormai ci sono 2mila persone, che è calato il buio ed era meglio aspettare l’alba per poter evitare di creare disordini, anche perchè se in partenza l’avessimo saputo già dal primo accordo con la Digos che comunicava col questore, ci saremmo organizzati in un modo diverso.

Ore 22:
spegniamo la musica cercando sempre di prendere accordi,  ma tutto negativo, una folla di 1500 persone inizia a fare cori e urlare , cerchiamo di riaccendere la musica a volume ridotto per calmare le acque, ma avremmo spento da li a poco.
La polizia irrompe dentro il capannone,  ci spegne l’impianto,  ci chiude nel retro del sound, e inizia a manganellare qualsiasi cosa trovano davanti,  ragazze,  ragazzi,  cani,  persone indifese e anche i ragazzi che avevano la bancarella di crepes davanti al sound, usando pure lacrimogeni,  nel mentre ci spaccano tutte le luci sull’americana,  cercano di bucarci i coni delle casse con i manganelli, arrivano alla consolle dove c’erano i piatti e i mixer ma non fanno in tempo a toccarlo perchè vengono messi in salvo da noi,  ma riescono a rubare un macbook di uno dei nonem senza che nessuno se ne accorgesse, ecc, ecc
In tutto questo frangente si accende una miccia che scatena l’inferno e si crea guerriglia tra persone e polizia dentro il capannone.

Ore 22:30 :
Ci fanno smontare l’impianto e ci lasciano lì, mentre all’esterno si crea una vera propria guerriglia urbana in mezzo alla strada,  e da qua in avanti non conosciamo ciò che è successo perché non c’eravamo.

Ore 00:00 :
Usciamo in blocco dal posto e la polizia crea un muro, ci ferma all’uscita, tenendoci un’ora lì fermi in strada, decide di scortarci in una questura lì vicina, senza farci comunicare dove eravamo, e ci sequestra tutto l’impianto, anche quello preso a noleggio, denunciandoci.
Intanto in strada si riversano migliaia e migliaia di persone a piedi.
dopo svariate ore torniamo a casa

***

DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA NON STAVAMO CREANDO NESSUN TIPO DI PROBLEMA, ERAVAMO DISTANTI DALLA STRADA, NON SI SENTIVA NEMMENO LA MUSICA, LE PERSONE ERANO TRANQUILLE E SI STAVA CREANDO UN ATMOSFERA MOLTO POSITIVA.
HANNO DECISO DI FAR STARE TUTTI IN STRADA CON LE MACCHINE PER CREARE SCOMPIGLIO ED AVERE UN MOTIVO PER ENTRARE.
UNA VOLTA ENTRATI, HANNO USATO PURA VIOLENZA E PURA BASTARDAGINE PER FARCI ANDARE VIA, UCCIDENDO BRUTALMENTE UN CANE E FERENDO BRUTALMENTE ALTRE PERSONE , CON QUESTO HANNO CREATO UN SACCO DI DISORDINI E DISAGI SULLA STATALE PER TUTTA LA NOTTE BLOCCANDOLA. Continue reading


Ott 6 2012

REVOLT99: from Tekno to Elektro,Benefit Lab57 & Infoshock,Sab 10.11.12, Xm24, Bologna


Ott 6 2012

Cocaina e morfina agiscono in modo diverso sulla disponibilità di dopamina nel cervello

Fonte: Science

Il fattore neurotrofico cerebrale BDNF (Brain-derived neurotrophic factor) è una neurotrofina, particolare famiglia di proteine che determinano la sopravvivenza, lo sviluppo e la funzione dei neuroni. In particolare il BDNF agisce su determinati neuroni del sistema nervoso centrale e del sistema nervoso periferico, contribuendo a sostenere la sopravvivenza dei neuroni già esistenti, e favorendo la crescita e la differenziazione di nuovi neuroni e sinapsi. Nel cervello, è attivo nell’ippocampo, nella corteccia e nel prosencefalo basale: aree vitali per l’apprendimento, la memoria, e il pensiero. Il BDNF riveste di per sé un ruolo importante per la memoria a lungo termine. Continue reading


Ott 3 2012

Richiesta di Protezione Internazionale a causa della Fini-Giovanardi

Comunicato Stampa Ascia
(Associazione per la Sensibilizzazione sulla Canapa Autoprodotta in Italia)

RICHIESTA DI ASILO (O DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE)
A CAUSA DELLA FINI-GIOVANARDI

A causa della legge 49/06 (Fini-Giovanardi), milioni di cittadini italiani vivono a rischio “criminalizzazione”, nonostante che le qualità civiche, lavorative e familiari siano impeccabili per la maggior parte di essi.

La suddetta legge prevede una condanna dai 6 ai 20 anni di reclusione anche per la coltivazione di una sola pianta di cannabis contemplando la “presunzione di reato di spaccio”, un reato a cui la stragrande maggioranza dei consumatori e coltivatori in proprio è assolutamente estranea.

In conseguenza allo stato di repressione in atto in Italia contro una categoria di cittadini assolutamente pacifici e responsabili, in nome e per conto dei propri soci, la scrivente Associazione ha inoltrato in data odierna una “richiesta di asilo” alle ambasciate di Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Olanda, Austria e Belgio, a quei Paesi quindi, che pur essendo membri della UE e obbligati a osservare le direttive internazionali, hanno adottato nei confronti dei consumatori di cannabis, un atteggiamento civico e norme legislative tolleranti e responsabili.

Come specificato anche nel documento che Vi alleghiamo, la richiesta è stata presentata a difesa delle libertà individuali, della dignità e del diritto alle libere scelte, per tutti quei cittadini italiani che a causa di abitudini non convenzionalmente riconosciute, ma altrettanto innocue per la collettività, vivono in un inutile ed ingiustificato rischio di carcerazione.

ASCIA Continue reading


Ott 1 2012

Vademecum per i reati in tema di stupefacenti

L’Associazione per la Sensibilizzazione della Canapa Autoprodotta (Ascia), col supporto dello studio dell’avv. Lorenzo Simonetti, ha prodotto un “Vademecum per i reati in tema di stupefacenti”, rivolto a consumatori e autoproduttori.
“Questo breve vademecum ha la funzione di dare consapevolezza al cittadino dei propri diritti e doveri in caso di perquisizione ed ispezione nell’ipotesi in cui la polizia giudiziaria abbia un sospetto che si detengano sostanze stupefacenti.
Si è voluto strutturare il vademecum sotto forma di 32 quesiti e relative risposte al fine di rendere più agevole la sua consultazione per il cittadino che non è un esperto della materia.
Si ricorda che è importante mantenere, nella procedura della perquisizione/ispezione e dell’eventuale conseguente arresto, un comportamento educato e rispettoso al fine di non inasprire gli animi in una situazione già di per sé delicata.
L’assistenza del difensore penale garantirà all’indagato il rispetto dei suoi diritti, essendo egli innocente ogni oltre ragionevole dubbio.”

Clicka sull’immagine x scaricare il vademecum