Lug 10 2014

Quinto Libro Bianco Fini-Giovanardi

Quinto libro bianco fini-giovanardi

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Forze dell’ordine che implementano un modello puramente repressivo a fronte di reati di lieve entità. Aumento delle carcerazioni per reati di droga e passaggio obbligatorio dal carcere anche nel caso di misure alternative. Una crociata anti-cannabis sempre più palese e un evidente tentativo di punire stili di vita ritenuti devianti. Una mole assurda di denaro destinato ai controlli e strappato ai programmi di prevenzione, a fronte di risultati nei test su strada e sul lavoro che smentiscono la pandemia propagandata dal DPA. Rifiuto della riduzione del danno, a partire dal lessico. Questo, in sintesi, il risultato dell’indagine condotta da Forum Droghe, CNCA, Antigone e Società della Ragione e giunta alla sua quinta edizione, che mostra i danni provocati da sette anni di applicazione della Fini-Giovanardi.

Quando si rompe un vaso rimangono i cocci, così, quando una legge viene definita illegale, come nel caso della Fini-Giovanardi, si possono seguire due strade: l’una, tentando di riattaccare i cocci come la ministra Lorenzin ha provato a fare col suo decreto, senza peraltro riuscirvi; l’altra spazzando via i cocci, cosa difficile da fare e che richiede ancor più perizia.
Già, perché in questo caso, i cocci sono la metafora di quell’ideologia che ha generato inutili e dannose logiche securitarie attuate con i controlli, repressione e carcerazioni. Operazione ardua perché le energie che le hanno generate sono tutt’altro che finite e perché lungo questi sette anni, molti hanno aderito a un impianto costruito col riduzionismo e le mistificazioni scientifiche.

Ingressi in carcere
A partire da chi la legge la deve far rispettare e che sempre più si è sentito legittimato nella pratica della caccia alle persone che usano sostanze. L’assurdo, poi, sta nel fatto che mai l’uso di sostanze illegali ha rappresentato un reato, nemmeno quando era in vigore la Fini-Giovanardi. Eppure, il carcere, ancora rappresenta una risposta per chi ha problemi di dipendenza.
Lo stigma, nei confronti di chi usa sostanze, non è solo aumentato ma convenientemente alimentato, generando comportamenti che in un numero di casi assolutamente inaccettabile hanno portato alla morte violenta di coloro i quali erano stati fermati e arrestati.

Si arriva a capire quanta perizia sia necessaria per un reale cambiamento proprio quando ci si accorge del contenuto del vaso, formato di tutte quelle persone la cui esistenza è stata variamente fatta a pezzettini da una legge illegale. Alcuni – lo abbiamo detto – non ci sono più, per gli altri non è per nulla semplice, tantomeno per quelli che riusciranno a uscire dal carcere.
Art 73 e 74Apprendiamo – una conferma – dell’aumento di persone segnalate, soprattutto e sempre più per l’uso di cannabis. Una droga che compromette il cervello in modo permanente – che, se fosse vero – il DPA dovrebbe perlomeno essere una fumeria. E invece, niente! Né Serpelloni né Giovanardi pare ne hanno mai fatto uso: questo già basterebbe a scagionare chi invece sceglie di farne. Non basta, quasi la metà delle denunce per violazione all’art. 73 è per cannabis.

La preoccupazione più grande, oltre a non avere ancora una moderna legge sulle droghe al passo con le evidenze scientifiche, che dia il giusto peso all’efficacia dimostrata dalla riduzione del danno e sia realmente orientata alla depenalizzazione, riguarda la necessità, ormai improrogabile, di un cambiamento culturale. Lo sviluppo, cioè, di una riflessione collettiva sul peso che ha l’adozione settennale di leggi illegali e l’importanza, su tutto, della vita e delle scelte delle persone rispetto a norme ideologiche davvero poco distanti da quell’approccio pseudo-religioso col quale furono condotte le antiche crociate.


Lug 6 2014

Tempi duri per i coltivatori di cannabis canadesi

OLYMPUS DIGITAL CAMERALink: The Economist

La British Columbia (BC), provincia del Canada, ha una certa reputazione tra gli intenditori riguardo alla produzione di cannabis di una certa potenza. L’atteggiamento accomodante di Vancouver verso la marijuana ha fatto sì che si guadagnasse il soprannome di Vansterdam. Il retro della medaglia di tutto ciò è costituito dal fatto che la provincia canadese ha costruito un business molto fiorente sull’export di marijuana stimato in 2 miliardi di dollari l’anno canadesi (1,9 miliardi dollari USA), secondo Stephen Easton, economista presso l’Istituto Fraser. Ma a tale industria è stata inferta un duro colpo dalla legalizzazione della marijuana realizzatasi a sud del confine.

La legislazione che approva l’uso di marijuana medicinale ha aiutato ad abbassare i prezzi negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni. La recente legalizzazione del consumo di marijuana per uso ricreativo negli stati del Colorado e di Washington ha aggiunto pressione al ribasso dei prezzi. La produzione locale è dilagata: ci sono circa 1.000 impianti di coltivazione autorizzati solo nel Colorado. I punti vendita a Washington hanno aperto ai primi di luglio. Un chilo di cannabis costa 2.000 dollari sul mercato all’ingrosso degli Stati Uniti, dicono gli addetti ai lavori, ma il prezzo, in alcune zone, è addirittura la metà.

L’aumento della produzione negli Stati Uniti, ha spinto i prezzi verso il basso, non giustificando più il rischio di contrabbando di erba dal Canada. “Le esportazioni hanno avuto un enorme successo”, dice Jodie Emery, un avvocato che si occupa di questioni legali inerenti la marijuana in BC. Suo marito, Marc, sta scontando una condanna a cinque anni a Yazoo City, in Mississippi per la gestione di un business di semi di marijuana ordinati via mail. La marijuana a buon mercato coltivata all’aperto in Messico è l’unica importazione che sta tenendo, afferma Emery dal carcere. Continue reading


Lug 4 2014

L’offerta di droghe si moltiplica sulla Rete Oscura

bitcoin640-629x472Fonte: Inter Press Service

“I nuovi mercati che hanno sostituito Silk Road possono ora crittografare tutte le comunicazioni e utilizzare tecniche avanzate per il riciclaggio dei bitcoin utilizzate nelle operazioni di transazione” – Prof. David Hetu

NAZIONI UNITE, 3 luglio 2014 (cos’è la Inter Press Service) – Nei suoi due anni di attività, il mercato online Silk Road ha rastrellato 1,2 miliardi di dollari di fatturato e accumulato circa 200.000 utenti registrati – una storia di successo che sarebbe il sogno di qualsiasi start-up.

Il sito è stato chiuso dall’FBI lo scorso ottobre,  essenzialmente con l’accusa di essere  l’Amazon.com delle droghe illegali, mettendo in luce la crescente sofisticazione di un cyber commercio di droga, che offre un anonimato high-tech sia ai compratori che ai rivenditori.

Nel suo World Drug Report 2014 pubblicato la scorsa settimana, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) avverte che la vendita di droghe illecite on-line porrà sfide uniche per ciò che concerne l’applicazione della legge.

“Il mercato online di droghe illecite sta diventando sempre più grande e più sfacciato”, ha detto. “Se continua la passata tendenza, ha il potenziale per diventare un mezzo di traffico di sostanze incontrollate negli anni a venire.”

La crescita del traffico di droga on-line è andata di pari passo con i progressi della tecnologia. L’esame dell’UNODC dei dati del sequestro di droga a livello mondiale mostra che i sequestri di cannabis tramite il servizio postale è aumentato del 300 % nel decennio 2000-2011. Continue reading


Lug 2 2014

“L’epatite C si cura con la cannabis”, parola dei ricercatori del WIT 01/07/2014

cannabis-terapeutica-laboratorioFonte: Cannabis Terapeutica

L’epatite C è una patologia che ha colpito milioni di persone e per la quale i ricercatori hanno provato per anni a sviluppare un vaccino ed una cura efficace. Oggi sembra che l’attesa sia finita e i pazienti devono ringraziare le virtù curative della cannabis oltre al lavoro dei ricercatori.

La notizia arriva direttamente da un comunicato stampa scritto dal dottor Matt Stone che è a capo del gruppo di ricerca del Wyoming Institute of Technology che si è occupato dello studio: “Il nostro team è lieto di annunciare che, con l’aiuto dei nostri partner farmaceutici, saremo in grado fornire un vaccino efficace per curare l’epatite C entro i prossimi 14-18 mesi e lo dobbiamo tutti alla cannabis“.

La ricerca nel campo della vaccinazione contro l’epatite C è iniziata lo scorso autunno, dopo che una ragazza tra gli stagisti del gruppo aveva asserito che era completamente “guarita” dall’epatite C mangiando e vaporizzando derivati di un ceppo di cannabis che lei stessa aveva inventato, chiamandolo “Chunky Crimson”. “Dopo ulteriori indagini, abbiamo scoperto che non era guarita completamente, ma i risultati iniziali ci hanno spinto ad avviare uno studio completo, che ha avuto inizio nel nostro stabilimento di Denver, Colorado, nel gennaio del 2014″, spiega il dottor Stone. Continue reading