Category Archives: Cannabis Terapeutica

Festa della Semina al CSA Terra di Nessuno

ManifestoSemina50x70-731x1024Anche quest’anno, la festa della semina è un momento per raccogliere idee, riflettere, organizzarsi e preparare il terreno per il futuro.
La situazione attuale è un caos in cui tutto può accadere. Grandi sconvolgimenti sociali, frutto della crisi, hanno tra i loro effetti quello di metterci a confronto con la realtà, non potendo più permetterci comode illusioni.
Sempre di più le categorie sociali in cui per anni siamo stati costretti senza quasi accorgercene vengono meno, anche se la strada verso la parità sociale è ancora lunga, iniziamo a sentirci più simili e vicini, sopratutto nelle difficoltà.
È un buon momento per far valere i propri diritti e concretizzare lotte che partono da lontano e hanno visto mietere moltissime vittime sotto i colpi della repressione.
Siamo stanchi di vivere con il peso della paura generata dalla persecuzione. Stanchi di dover subire il disagio sociale, l’abuso di sostanze e le situazioni di spaccio; reazioni spontanee ma disorganizzate e senza speranza, che di fatto non fanno altro che contribuire a mercato nero, narcotraffico e controllo sociale, rendendoci incapaci di difenderci e contrastare i loro effetti negativi.
Stanchi di dover rinunciare a una vita libera, all’autodeterminazione personale solo per il beneficio degli avidi, solo perchè non sappiamo organizzarci. Continue reading


Assemblea nazionale Antiproibizionista

CSC

Verso i Cannabis Club

Pisa 2 Marzo 2013 Ex Colorificio occupato

I danni del proibizionismo sono sotto gli occhi di tutti, eccetto, di coloro i quali offuscati da “indiscutibili principi ideologici” non possono né vogliono accettare le evidenze: reiterati accertamenti della persistente violazione dei diritti umani dei consumatori di sostanze, siano essi problematici o consapevoli, qualunque sia la sostanza che hanno deciso di assumere, “leggera” o “pesante”.

La posizione proibizionista, opposta a una concezione che rivendica l’esistenza (e lotta per la difesa) delle libertà individuali, si configura nella mente di alcuni dei suoi sostenitori, quale unica risposta possibile a una serie di problemi che un mercato illegale da una parte e l’abuso delle sostanze dall’altro, hanno certamente creato, tanto nelle collettività quanto negli individui. Malgrado si appartenga a tale categoria o ad una delle varianti più moderate, non è più accettabile non accorgersi del fallimento delle politiche proibizioniste sin qui perseguite a meno che non si convenga a quella categoria di censori ben conscia della genesi del modello ed in grado di sfruttarlo per meri fini economici e di controllo sociale.

Il fallimento è certo non solo perché non si è raggiunto l’obiettivo di un mondo libero dalle droghe, in origine sancito in seno alle organizzazioni mondiali, ma molto più per le conseguenze delle azioni poste in essere. Si è man mano assistito al consolidamento e all’accrescimento nel numero delle organizzazioni dedite al narcotraffico, all’indebolimento delle comunità attraverso la corruzione, agli aumentati problemi di natura sanitaria conseguenti a politiche errate e ad una sempre maggiore diffusione di sostanze utilizzate in maniera inconsapevole ed irresponsabile (ad esempio, basti pensare alla diffusione delle infezioni da Hiv in uno dei paesi maggiormente proibizionisti al mondo come la Russia). Al contempo, la violazione dei diritti umani perpetrata a più livelli ed in maniera differente nelle comunità – ancor più se povere, con maggior ferocia – generate dalle azioni di intelligence e polizia, hanno tradito i principi su cui si fondano le organizzazioni mondiali e hanno invalidato qualsiasi supposta liceità delle politiche di proibizione. Continue reading


Considerazioni sul raccolto

Le ultime due settimane di Novembre hanno visto la partecipare più di 8000 persone alle feste del raccolto organizzate dal Terra di Nessuno di Genova e dal Gabrio di Torino. La sinergia tra le due realtà antagoniste in collaborazione con i PIC (pazienti impazienti cannabis) ci ha permesso  di promuovere un confronto rispetto al modello dei Cannabis Social Club,  avviati da tempo in alcuni Stati, tra cui Spagna, Belgio, Olanda, Nuova Zelanda, Germania e Slovenia. Hectors Brotons (avvocato della FAC, lega dei CSC spagnoli) e Joep Oomen (coordinatore di ENCOD) ci hanno raccontato i percorsi che hanno dato vita a queste esperienze  che tuttora cercano riconoscimento nei rispettivi Paesi. Lo spirito che caratterizza i CSC è quello della condivisione: gruppi di consumatori che invece di rivolgersi al mercato nero per procurarsi la sostanza decidono di costituirsi in una forma associativa, mettendo insieme le risorse necessarie per coltivare e dividendosi successivamente il raccolto, in base alle loro rispettive esigenze ed in ogni caso senza nessuno scopo di lucro. Chiaramente questo modello è in grado di fare uscire le sostanze dal mercato, contrastando il fenomeno globalizzato del narcotraffico prodotto da anni di politiche  proibizioniste e dalla cosiddetta cultura della legalità: oggi ci troviamo di fronte all’assurdo paradosso di dover promuovere un atto considerato illegale, quello della coltivazione ad uso personale, per fare fronte agli ingenti danni arrecati alla società proprio da chi si dovrebbe invece preoccupare di tutelare la nostra salute! Mafia e criminalità, carcere, pestaggi controllo sociale, limitazioni delle libertà personali di chi usa sostanze, medicalizzazione dei consumi, sono infatti le terribili conseguenze di politiche fallimentari che i potenti si ostinano a portare avanti nonostante le evidenze scientifiche. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla cultura veicolata dalle leggi e dalle convenzioni internazionali in materia di sostanze stupefacenti: chi consuma ancora oggi si nasconde, pensa più a non farsi beccare che a non farsi male e  crede che lo spaccio sia l’unico strumento per disporre di una droga. Non ci stupiamo che queste dinamiche siamo fortemente presenti negli eventi che organizziamo, perfino durante il raccolto tanti e tante arrivano ancora con la convinzione di pagare per avere in cambio qualcosa da fumare, nonostante ogni anno ribadiamo in tutti i modi possibili che non è lo spirito che lo caratterizza, e che la festa si pone proprio in antitesi allo spaccio. Questa forte contraddizione ci porta a considerare che difficilmente questa barriera culturale possa essere superata se non vengono proposti dal basso  modelli e  pratiche che siano in grado da fare assumere altri punti di vista, propedeutici ad un cambiamento radicale. Pertanto crediamo che le feste del raccolto e della semina vadano attraversate e superate, ed i nostri prossimi passi andranno nella direzione di un avvicinamento ai cannabis club, consapevoli del fatto che non potranno mai partire da aperture legislative, ma assumendosi dei rischi, come le esperienze internazionali ci suggeriscono. A questo proposito un gruppo di avvocati di diversi territori si è dato disponibile a sostenere questo tipo di percorso  e  per noi è un buon presupposto per intraprenderlo. Stay tuned!

 

CSOA GABRIO & CSOA TERRA DI NESSUNO


Festa del raccolto 2012

Tredici anni fa siamo partiti da una provocazione il cui scopo era quello di squarciare il velo di ipocrisia proprio del proibizionismo, denunciare le pratiche assassine di uno stato che con una legge vieta la libertà di autodeterminare le proprie scelte ma la cui politica rende possibile comprare ed assumere qualsiasi sostanza. L’importante è che rientri nella logica consumistica, ove le scelte non sono libere ma indotte, esasperate e spesso prive di qualsivoglia coscienza ed autocontrollo, soprattutto in menti poco inclini alla critica, strumento dialettico che sempre più si vorrebbe reprimere nel nome dell’omologazione finalizzata al profitto (dei pochi). L’esperienza estatica del consumo è sfruttata ad arte per fini di controllo sociale e poco importa che i danni generati vadano a discapito dell’intera collettività, minando la diffusione di anticorpi naturali in grado di limitare i rischi di abusi e dipendenze, ma soprattutto aumentandone notevolmente la portata attraverso la repressione ed il carcere per i singoli consumatori e alimentando la criminalità che costituisce un male non necessario per l’intera società. Tuttavia, sebbene il consumo di sostanze abbia assunto proporzioni di massa, pur gravato dall’azione deleteria delle logiche proibizioniste, è ormai chiaro come nella maggioranza dei casi si risolva in consumi affatto problematici o nella remissione degli stessi.
La guerra alla droga, iniziata per meri fini di protezionismo economico si è evoluta attraverso la spettacolarizzazione dei consumi in uno strumento di controllo sociale e di gestione occulta degli introiti economici che ne derivano. In un simile scenario, l’attività utilizzata per garantire gli obiettivi ha una sola declinazione: la violenza.
La violenza in un sistema proibizionista è lo strumento di controllo principe, è praticata nella lotta fra tutori dell’ordine e trafficanti, quest’ultimi spesso “vittime” a loro volta del mercato illegale delle sostanze, la cui valenza, soprattutto nel caso del “piccolo spaccio” è quella di “carne da macello” per le forze dell’ordine e “bassa manovalanza” – dunque sacrificabile – per le organizzazioni criminali che lo gestiscono. E la repressione operata non sposta di un millimetro tale egemonia, anzi, la rafforza. Ma la violenza colpisce duramente anche coloro i quali si trovano nel mezzo delle due fazioni e al pari di un conflitto – perché di guerra si tratta, la “guerra alla droga” – a farne le spese sono i consumatori – o presunti tali – di sostanze ritenute illegali ma rese largamente disponibili in nome di un profitto che non interessa solo le economie mafiose. Coloro i quali si trovano ad essere più vicini a chi è colpito ma in seconda battuta l’intera società, sono vittime indirette del proibizionismo, al pari di una vendetta che lambisce concetti nemmeno troppo astratti di nemesi storica. Il proibizionismo ogni qualvolta ferisce innesca una faida che si riflette su famiglia, amici, conoscenti, attraverso danni che vanno al di là di quelli diretti. Genera mutazioni nell’intera società che vanno dalla negazione dei diritti fondamentali alla produzione di elementi patogeni quali stigma e discriminazione, all’intromissione e sconvolgimento dei naturali processi autoregolativi nelle persone.
Nell’odierno e desolante panorama che le istituzioni nostrane ci costringono a subire, i germi patogeni si moltiplicano nelle forme ristrette ed ottuse del riduzionismo scientifico creando una falsa dottrina asservita alla morale ed all’ideologia proibizionista, ove pratiche consolidate di riduzione del danno, pregne di evidenze nel raggiungimento degli obiettivi si vorrebbe non trovassero spazio alcuno nella gestione e soluzione dei consumi problematici. Ma, anzi, rendendo potenzialmente problematici tutti quei consumi che “naturalmente” non lo sarebbero. Continue reading

Pazienti Impazienti Cannabis – Comunicato sulla legge in Liguria

Fonte: Pazienti Impazienti Cannabis

La legge regionale approvata in Liguria ha senz’altro alcuni meriti specifici, rispetto a come sono andate le cose sino ad oggi. Ad esempio, il medico di base potrà, con l’avallo iniziale di un medico ospedaliero, far ottenere i farmaci a base di cannabinoidi senza spese al suo paziente, tramite la farmacia della Asl. La legge (D.M. 11-2-97) stabilisce infatti che qualunque farmaco estero possa venir erogato a carico del servizio sanitario solo nel caso di “ambito ospedaliero”, i margini di manovra su questo punto sono dunque ristretti.

Nel testo non si citano però le modalità ed il percorso per le preparazioni galeniche, per le quali non è richiesto alcun ambito specifico essendo già disponibili in Italia senza doverle importare, e già prescrivibili sin da quando nel 2007 il Ministero si è espresso riguardo il THC ed il suo utilizzo come terapia: inserendolo nella tabella II  B. Questa sostanza, per la legge italiana da ben 5 anni può essere prescritta da un medico sul proprio ricettario semplice. Del resto, neanche i rappresentanti di Solmag-Artha (del gruppo Fidia, distributori alle farmacie italiane delle infiorescenze olandesi titolate per le preparazioni galeniche) e della Sifap (Società Farmacisti Preparatori), da noi per tempo segnalati per la convocazione, erano stati ascoltati in fase di audizioni in commissione sanità, per un grosso problema di comunicazione che ha di fatto parimenti escluso le nostre 3 associazioni (Pazienti Impazienti Cannabis, Associazione Cannabis Terapeutica, Associazione Luca Coscioni) dalle fasi finali del dibattito in quella sede. Continue reading


Festa della Semina 2012 – Genova

festa della semina genova 2013Autoproduciamo Cannabis e Cultura!

Sono ormai 14 anni che il Csa Terra di Nessuno propone la Festa della Semina.

Un evento che riteniamo dovrebbe essere alla stessa stregua della festa per la mietitura del grano, della vendemmia, festa per un gesto naturale come quello di seminare liberamente una pianta.

Una pianta come la canapa, utilizzata da millenni e riconosciuta con proprietà terapeutiche persino nel nostro paese.

Ribadiremo anche in questa occasione il diritto all’autodeterminazione e a poter coltivare questa pianta, continuando a denunciare le morti, gli arresti e i danni causati quotidianamente dalle narco-mafie e dalla nostra legislazione, a comuni cittadini, magari anche malati, solo perché consumatori e/o autocoltivatori.

Come il Csa Terra di Nessuno che da quasi 15 anni, pratichiamo autoproduzione e rivendichiamo il diritto ad un uso ludico e terapeutico! Ben consapevoli che questa cultura sta fuori dai giochi di potere o interessi elettorali che ci hanno impedito di poter realizzare la “Festa della semina 2012” in una piazza cittadina.

Avremmo voluto, come 10 anni fa riportare questo evento nel cuore della città. Ma non ci fermeremo, scenderemo comunque in piazza Matteotti sabato 14 aprile dalle 16 alle 19 per rivendicare i nostri diritti e seminare nuove speranze!

E’ ora di piantarla!

In dettaglio gli appuntamenti: Continue reading