Mag 10 2016

Critical Seeds – IIª edizione

Joep in Turin 2012 @ Csoa Gabrio 13Dedicato a Joep Oomen

Ci sentiamo di dedicare questa seconda edizione del Critical Seeds a un caro amico, attivista e collaboratore, improvvisamente scomparso, che ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Nessuna frase di circostanza: Joep Oomen storico coordinatore di Encod, la coalizione europea per una politica giusta ed efficace sulle droghe, era una persona vera che credeva nel suo lavoro. Credeva nell’umana possibilità di determinare i propri corpi, le proprie vite, le proprie scelte e per questo ha fatto della lotta antiproibizionista un impegno e una ragione di vita. Lo abbiamo conosciuto qualche anno fa durante una delle ultime Feste del Raccolto: sosteneva fortemente il paradigma della regolamentazione delle sostanze a partire dalla cannabis, il cui uso è oggi prevalente e normalizzato, attraverso il  modello no profit dei Cannabis Social Club; una soluzione che egli stesso aveva attivamente contribuito a far nascere in Belgio e in Spagna e che si era impegnato a diffondere in tutta Europa.Joep con tessera del Trek U Plant

Un modello – scomodo a molti – perché alternativo alle logiche speculative e in antitesi con il mercato nero delle mafie. Un mercato che in Italia è sostenuto da una politica istituzionale – da diverso tempo – priva di credibilità, responsabile di aver generato un livello di corruzione tale da far sì che, a livello mondiale, l’Indice Internazionale di Trasparenza ci releghi agli ultimi posti.

La receCritical Seeds 2016nte Sessione Speciale delle Nazioni Unite sulla droga (Ungass) che ad aprile, a New York, ha anticipato l’appuntamento del 2019 sulla spinta dei governi latino-americani e di tutti quelli che, appurato il fallimento della “war on drugs” e sulla base dei recenti modelli di regolamentazione come quelli realizzati in Uruguay e Colorado, ma anche sull’esempio di politiche di depenalizzazione di successo, come in Portogallo, non ha, purtroppo, costituito alcun reale avanzamento: le convenzioni ONU non hanno subito le modifiche attese, permane la criminalizzazione di chi fa uso di droghe, cannabis in testa, e neppure la pena di morte, ancora vigente in alcuni Paesi per reati connessi alle droghe, ha trovato una condanna unanime. Continue reading


Dic 17 2012

Considerazioni sul raccolto

Le ultime due settimane di Novembre hanno visto la partecipare più di 8000 persone alle feste del raccolto organizzate dal Terra di Nessuno di Genova e dal Gabrio di Torino. La sinergia tra le due realtà antagoniste in collaborazione con i PIC (pazienti impazienti cannabis) ci ha permesso  di promuovere un confronto rispetto al modello dei Cannabis Social Club,  avviati da tempo in alcuni Stati, tra cui Spagna, Belgio, Olanda, Nuova Zelanda, Germania e Slovenia. Hectors Brotons (avvocato della FAC, lega dei CSC spagnoli) e Joep Oomen (coordinatore di ENCOD) ci hanno raccontato i percorsi che hanno dato vita a queste esperienze  che tuttora cercano riconoscimento nei rispettivi Paesi. Lo spirito che caratterizza i CSC è quello della condivisione: gruppi di consumatori che invece di rivolgersi al mercato nero per procurarsi la sostanza decidono di costituirsi in una forma associativa, mettendo insieme le risorse necessarie per coltivare e dividendosi successivamente il raccolto, in base alle loro rispettive esigenze ed in ogni caso senza nessuno scopo di lucro. Chiaramente questo modello è in grado di fare uscire le sostanze dal mercato, contrastando il fenomeno globalizzato del narcotraffico prodotto da anni di politiche  proibizioniste e dalla cosiddetta cultura della legalità: oggi ci troviamo di fronte all’assurdo paradosso di dover promuovere un atto considerato illegale, quello della coltivazione ad uso personale, per fare fronte agli ingenti danni arrecati alla società proprio da chi si dovrebbe invece preoccupare di tutelare la nostra salute! Mafia e criminalità, carcere, pestaggi controllo sociale, limitazioni delle libertà personali di chi usa sostanze, medicalizzazione dei consumi, sono infatti le terribili conseguenze di politiche fallimentari che i potenti si ostinano a portare avanti nonostante le evidenze scientifiche. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla cultura veicolata dalle leggi e dalle convenzioni internazionali in materia di sostanze stupefacenti: chi consuma ancora oggi si nasconde, pensa più a non farsi beccare che a non farsi male e  crede che lo spaccio sia l’unico strumento per disporre di una droga. Non ci stupiamo che queste dinamiche siamo fortemente presenti negli eventi che organizziamo, perfino durante il raccolto tanti e tante arrivano ancora con la convinzione di pagare per avere in cambio qualcosa da fumare, nonostante ogni anno ribadiamo in tutti i modi possibili che non è lo spirito che lo caratterizza, e che la festa si pone proprio in antitesi allo spaccio. Questa forte contraddizione ci porta a considerare che difficilmente questa barriera culturale possa essere superata se non vengono proposti dal basso  modelli e  pratiche che siano in grado da fare assumere altri punti di vista, propedeutici ad un cambiamento radicale. Pertanto crediamo che le feste del raccolto e della semina vadano attraversate e superate, ed i nostri prossimi passi andranno nella direzione di un avvicinamento ai cannabis club, consapevoli del fatto che non potranno mai partire da aperture legislative, ma assumendosi dei rischi, come le esperienze internazionali ci suggeriscono. A questo proposito un gruppo di avvocati di diversi territori si è dato disponibile a sostenere questo tipo di percorso  e  per noi è un buon presupposto per intraprenderlo. Stay tuned!

 

CSOA GABRIO & CSOA TERRA DI NESSUNO