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Droghe, il governo si fa di Giovanardi

million-march-marijana-2014-romaFonte: sinistraunita.org

by Cecchino Antonini

«Basta con il mito della marijuana “pesante”», dice Leonardo Fiorentini, direttore di Fuoriluogo. Vale a dire basta col chiodo fisso di Giovanardi, l’autore di una delle peggiori leggi della storia del codice penale italiano. La Fini-Giovanardi, responsabile di parecchi morti, del sovraffollamento delle carceri e dell’ipertrofia dei conti bancari delle ‘ndrine e di altre narcomafie. La Fini-Giovanardi, scivolata nel codice senza nemmeno l’onore di un dibattito parlamentare perché “nascosta” in un decreto legge urgente per le Olimpiadi invernali di Torino. La democrazia è un lusso che Giovanardi, e tutti i governi che sono venuti dopo, non hanno mai inteso concedere. Ma, soprattutto, la Fini-Giovanardi è incostituzionale. Lo ha scritto la Consulta e Forum droghe lo ha ricordato in una lettera al presidente del Senato, Grasso. E già, perché Giovanardi, ora, è relatore del decreto Lorenzin per conto del governo delle larghe intese a guida Pd. Per questo Fiorentini è al secondo giorno di digiuno. «Se non ci stupiamo troppo che Giovanardi non capisca la polemica delle associazioni che si sono sollevate contro la sua nomina, continuano invece a stupirci le sue dichiarazioni sulla cannabis transgenica “arricchita e che presenta un Thc altissimo”. Anche perchè il suo fidato Capo Dipartimento Antidroga, che annunciava ogni settimana percentuali di THC crescenti ormai abbondantemente oltre il 50%, nelle sue relazioni annuali al parlamento ha sempre poi pubblicato i dati sulla qualità delle sostanze sequestrate (quindi sulla droga che circola effettivamente nelle strade): nel 2012, ultimo dato disponibile, il THC presente non superava il 10% di media, una percentuale più o meno stabile dal 2001 in poi».

Oggi la staffetta del digiuno sarà impugnata da Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe poi il testimone passerà ad altri esponenti dell’arcipelago antiproibizionista fino al 19 maggio «La decisione di conferire a Carlo Giovanardi l’incarico di relatore sul provvedimento di conversione in legge del decreto Lorenzin sulle droghe è l’ultima stupefacente provocazione – continua Fiorentini – essa rappresenta un insulto in primis alla ragione, poi alla Corte Costituzionale che poche settimane fa ha bocciato la legge che portava il suo nome e, in ultimo, alla dignità stessa del Senato. È una decisione che va respinta con forza: torna in campo, con un ruolo di primo piano, il mandante e l’esecutore di uno stupro istituzionale quale fu quello che portò all’approvazione all’interno del decreto sulle Olimpiadi invernali di Torino della legge che ha portato in galera illegittimamente decine di migliaia di persone. Pare quindi che in Italia possa accadere che l’autore di una legge dichiarata incostituzionale da poco più di due mesi diventi il relatore di un decreto che deve rimediare ai guasti da lui provocati. In un paese normale l’autore di questo scempio avrebbe il buon gusto di tacere: invece straparla sulle droghe e, purtroppo, non solo su quelle». Continue reading


Festa della Semina 2014

semina-2014Sabato 5 Aprile 2014
Centro Sociale Occupato Autogestito Gabrio

Le nostre città le immaginiamo e le vogliamo libere, dal mercato, dalle speculazioni, da chi quotidianamente pretende di guadagnare sui nostri corpi e sulle nostre vite. Ma liberare le città per noi vuole dire liberare innanzitutto chi le vive, dalle oppressioni culturali di stampo razzista o sessista, dai diritti negati tutti i giorni, da stupidi ed inutili proibizionismi che pretendono sempre più di determinarci. Siamo giunti alla quattordicesima edizione della Festa della Semina, l’ultima nella storica sede di Via Revello, e sentiamo oggi una forte aria di cambiamento, che da oltre oceano si propaga anche in Europa e giunge fin da noi. Un’aria diversa da quel clima di terrore diffuso che ha prodotto per ben otto anni la Fini/Giovnardi, legge studiata ad hoc per individuare e colpire chi usa sostanze, come ben dimostrano i dati sulla popolazione carceraria e l’ingente mole di provvedimenti amministrativi tesi a limitarne le libertà. Questa legge ha avuto il triste merito di andare a toccare tutti i tipi di usi, perfino quelli meno visibili e problematici, stroncando con il ricatto delle sanzioni e della perdita del lavoro ogni forma possibile di resistenza e di rivendicazione. Nel frattempo a fronte dei due miliardi di euro annui spesi in repressione, le mafie ne guadagnavano ben 60 nella totale impunità! Se in questi otto anni siamo stati costretti a difenderci subendo comunque pesanti vessazioni , ora è il momento di avanzare uniti, perseguendo quel diritto all’autodeterminazione che contrapponiamo fortemente alle logiche del mercato: noi non nasciamo consumatori ma assuntori di sostanze, ed è del tutto fuorviante anche solo pensare di impedire o proibire un comportamento innato, allo scopo di assoggettarlo a meri intenti di profitto che poco ci appartengono. E’ giunta l’ora di riprenderci ciò che è nostro e nel modo in cui siamo abituati a farlo, dal basso con l’autorganizzazione, l’autogestione e l’autoproduzione. Continue reading


La politica sulla Cannabis in Olanda: si va avanti non indietro!

wietpasFonte: Transform – Getting drugs under control

Nota della redazione: tra le tante, troppe, informazioni sul sistema di distribuzione dei coffe shop, il collettivo Infoshock ha voluto raccogliere una sintesi sull’attuale realtà olandese che serva tanto da specchio sull’evoluzione delle politiche sulle droghe leggere quanto da “strumento” per coloro i quali si recano nei Paesi Bassi e vogliono conoscere ciò che potrebbe aspettare loro se varcassero la soglia di uno dei centinaia di coffe shop esistenti. Le informazioni sono, volutamente, reperite da Transform, una fondazione che si occupa in modo serio e corretto, senza coinvolgimenti di parte, di osservare, studiare e proporre il cambiamento globale che si delinea dopo il fallimento della “war on drug”.

Scarica il report in inglese

12 marzo 2014

Malintesi e false dichiarazioni sulla realtà e le proposte di cambiamento della politica olandese sulla cannabis nel 2011, hanno portato alcuni oppositori della riforma della cannabis a suggerire che il paese si stia ritirando dalla sua politica – pragmatica e di lunga data – di tolleranza sul possesso, l’uso e la vendita di cannabis.
Non è questo il caso. In realtà, la maggior parte delle misure più regressive non sono state attuate o sono state, in seguito, abbandonate, o hanno avuto solamente un impatto marginale. Inoltre, vi è un crescente sostegno pubblico per una più ampia riforma progressista, tra cui un sistema di regolamentazione legale della cannabis simile a quello adottato in Uruguay, e gli sforzi per stabilire simili modelli di produzione e fornitura sono in corso in numerosi Comuni.

Il background

L’approccio olandese alla politica della cannabis è sempre stato fondamentalmente pragmatico, piuttosto che guidato politicamente o ideologicamente. Quando il “nuovo” approccio è stato adottato formalmente, nel 1976, è stato motivato principalmente dal desiderio di separare il mercato della cannabis, considerata relativamente a basso rischio, dal mercato delle altre droghe illegali, più rischiose. La politica ha effettivamente depenalizzato il possesso personale e l’uso di cannabis per gli adulti, ma a differenza di altri approcci di depenalizzazione attuati altrove(1), in Olanda è ulteriormente tollerata l’a possibilità della vendita di bassi quantitativi di cannabis, nei punti vendita che poi divennero i noti “coffe shop” olandesi. I coffee shop sono autorizzati ad operare in condizioni di autorizzazione rigorose, che includono restrizioni di età per l’accesso, il divieto di vendita di altre droghe (incluso l’alcol), e controlli sull’aspetto esteriore dell’esercizio, la segnaletica e le azioni di marketing dei negozi. L’approccio è ampiamente riuscito:

– Solo il 14% dei consumatori di cannabis in Olanda segnala di far un uso abituale di altre droghe, rispetto al 52% in Svezia.(2)
– I tassi del consumo di cannabis nei Paesi Bassi sono equivalenti o inferiori a quelli di molti paesi vicini (che non hanno coffe shop),(3) e sono sostanzialmente inferiori a quelli del USA. (4);
– Anche se l’uso di cannabis in Olanda è aumentato dal 1976, questo è in linea con le normali tendenze europee.
– Ogni anno, i coffe shop generano circa 400 milioni di euro in tasse – soldi che altrimenti sarebbero maturati a profitto(5) dei criminali.

Il pragmatismo sta alla base della politica olandese anche sulle droghe più problematiche, come l’eroina iniettabile, per la quale si è a lungo implementato un approccio di riduzione del danno consistente nello scambio di siringhe, prescrizione di terapie sostitutive degli oppiacei, e alcune prescrizioni di mantenimento a base di eroina. Come risultato, i tassi di durata dell’uso di eroina nei Paesi Bassi sono un terzo di quelli negli USA.(6) Continue reading


Itardd – Lettera alle istituzioni a favore della riduzione del danno e per una nuova politica sulle droghe

ITARddITARDD è una rete di operatori, operatrici, consumatori, associazioni ed enti locali che promuove, sostiene e difende la Riduzione del Danno (RDD) in Italia, attraverso la valorizzazione di competenze, professionalità e progettualità, la ricerca, l’informazione e l’azione di sensibilizzazione. ITARDD aderisce alla rete europea della RDD, EuroHRN.

Proprio da qui vorremmo cominciare: dalla scomparsa della RDD, che è riconosciuta come uno dei quattro pilastri per le politiche sulle droghe dalla UE, dal vocabolario italiano. La RDD in Europa è valorizzata come approccio di sistema per il governo del fenomeno, mentre in Italia i servizi di RDD non sono stati affatto sostenuti in questi anni; anzi il ruolo che il Governo Italiano, tramite il DPA (Dipartimento Politiche Antidroga), ha giocato in ogni occasione internazionale è stato proprio quello di cancellare la RDD sia come approccio dei servizi sia come strategia di governo del fenomeno.

L’obiettivo generale della RDD è la limitazione dei rischi e il contenimento dei danni droga correlati piuttosto che la prevenzione del consumo in sé, e i destinatari sono tanto i consumatori attivi di sostanze, quanto le loro famiglie, le reti di prossimità e la collettività sociale nel suo complesso. La RDD è uno dei “4 pilastri” della politica europea sulle droghe (prevenzione, trattamento, lotta al narcotraffico, RDD). Come approccio, la RDD assume l’ottica della promozione della salute e del benessere individuale e collettivo, e della cultura dei diritti umani; come politica opera, in modo integrato, nelle diverse dimensioni sanitaria, sociale e culturale, e si basa su un forte coinvolgimento delle politiche di salute pubblica. Dal punto di vista dell’operatività, la RDD utilizza e include strumenti e competenze diversi di tipo sociale, sanitario, farmacologico, psicologico, pedagogico e culturale.

La RDD è utile a tutta la collettività per una molteplicità di fattori: avvicinare le persone che usano sostanze al sistema dei servizi, e viceversa; conoscere il fenomeno e contattare il sommerso; prevenire la diffusione di malattie infettive; ridurre le morti per overdose; facilitare l’accesso ai servizi di assistenza e cura e migliorare la capacità del sistema di governare il fenomeno; rompere l’isolamento sociale delle persone tossicodipendenti che vivono in strada; garantire l’inclusione e la cittadinanza dei consumatori e delle persone dipendenti. Continue reading


Si può sradicare qualche pianta, non si sradicano le idee!

sfondo-festa-raccolto tdnQuesta mattina, 24 Ottobre 2013 alle ore nove e venti abbiamo ricevuto la visita di reparti digos e antidroga al centro sociale Terra Di Nessuno.

Si sono presentati con mandato di perquisizione per accertare la presenza di piante di cannabis, trovandone e sequestrandone numerose.

Probabilmente la segnalazione viene da chi nel quartiere, troppo ottuso per comprendere e discutere faccia a faccia, preferisce gridare insulti da lontano, diffondere odio, e accanirsi contro chi è per loro motivo di invidia data la maggiore presenza e riconoscimento nel quartiere rispetto al loro auto eleggersi paladini a scopi elettorali.

Siamo tranquilli, mai abbiamo nascosto anzi rivendichiamo la nostra natura antiproibizionista e militante, praticando l’autoproduzione da più di 15 anni con l’intento preciso di scardinare la legislatura mafiosa, repressiva e criminogena che affligge il nostro paese. Consapevoli di rappresentare una realtà scomoda e facilmente attaccabile, non ci sottraiamo al conflitto e proseguiamo senza timore, coscienti che solo resistendo riusciremo a realizzare i nostri scopi e dimostrare le nostre ragioni. Alla luce del sole perché non abbiamo niente da nascondere.

Il nostro percorso non è improvvisato né volto a un semplice ed egoistico uso personale. Da anni autoproduciamo allo scopo di informare i consumatori, sostenere fattivamente chi SI CURA con questa pianta e si vede sottratto il diritto a questa possibilità (cancro, sclerosi multipla, epilessia e HIV solo per citare alcune patologie) . Portiamo avanti progetti contro lo spaccio e l’abuso di sostanze tra i giovani essendo tra le poche realtà che si pongono in Italia il problema della prevenzione e riduzione del danno e non esclusivamente della repressione cieca. Ad ogni serata sono presenti punto informativo, primo soccorso e chill-out, cosa che non avviene in nessun locale commerciale riconosciuto. Continue reading


La Relazione al Parlamento e le critiche puntuali

relazione al parlamento 2013 dati_204x289E’ notizia di questi giorni l’uscita della Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze 2013 (dati relativi all’anno 2012). Pronta da qualche tempo, ha dovuto attendere l’attribuzione al Presidente del  Consiglio Letta della delega alle politiche antidroga perché potesse essere firmata e resa disponibile. Già questo la dice lunga sulle reali intenzioni del governo in merito alle politiche sulle droghe.

Il testo è il solito teatrino di disinformazione redatto da un organismo mangiasoldi come il Dipartimento delle Politiche Antidroga (vedere qui) atto a  giustificare gli ormai arcinoti provvedimenti a danno dei consumatori proponendo dati che rilevano un ennesimo, falso, calo dei consumi.

Quest’anno come in quelli passati, le critiche – inascoltate dai governi – arrivano dai tanti addetti al settore e dalle altrettante associazioni che si occupano di problemi legati al consumo di sostanze. Su tutte, quella della Lila, che svela come non esistano dati aggiornati in merito alle patologie correlate, nonostante lo stesso Dpa avesse denunciato una carenza della somministrazione nei Sert dei test per l’hiv. Inconsciamente, lo stesso Dpa rivela un’adeguatezza del sistema dei servizi a contrastare i problemi legati al consumo; carenza  che è figlia di un approccio sempre più reazionario delle politiche sulle droghe nel paese.

Le leggi antidroga in Italia non sono state pensate – e la loro applicazione lo rivela chiaramente – per sconfiggere il narcotraffico, ma per accrescere il controllo e la detenzione sociale, termine che ben descrive lo stato delle carceri in Italia. E se questa tesi può sembrare estremista, forse è il caso di leggere cosa succede nella nazione “più democratica” al mondo, dovendo ricordare –pur se superfluo – quanto di ciò che succede negli Stati Uniti tende spesso a ripercuotersi in buona misura anche qui da noi.

Le norme sulla droga non sono assolutamente ispirate a una qualsivoglia tutela delle persone afflitte da problemi di abusi o dipendenze; prova ne è il livellamento tanto delle sostanze, poste in un’unica tabella, quanto dell’approccio ai consumi, visti come tutti ugualmente nocivi. La guerra alla cannabis, attuata con enfasi ormai da anni, è un tassello imprescindibile della strategia di quelle forze reazionarie che ispirano il dipartimento. Non solo perché attraverso un’azione di disinformazione si vuole convincere dell’assoluta nocività di una sostanza che al contrario possiede una buona dose di effetti terapeutici, ma soprattutto perché, essendo la più diffusa, permette di criminalizzare la maggioranza dei consumatori.

A questo, va aggiunta l’insensatezza di una guerra alla riduzione del danno portata avanti mediante proclami dogmatici mai supportati da evidenze scientifiche. Le uniche prove che il dipartimento diffonde sono costituite da un’accurata selezione di studi scientifici o parti di essi che opportunamente fungono da spalla per quella che ormai ha assunto i toni di una vera e propria propaganda, negando una considerevole mole di studi e dati empirici che, al contrario, svelano le qualità terapeutiche della pianta.


Il businness dell’incarcerazione

Drug arrest

Fonte:informationclearinghouse.info

di Chris Hedges

Chris Hedges, la cui colonna è pubblicato lunedì su Truthdig, ha trascorso quasi due decenni come corrispondente estero in America centrale, Medio Oriente, Africa e nei Balcani. Ha fatto da reporter da più di 50 paesi e ha lavorato per The Christian Science Monitor, National Public Radio, The Dallas Morning News e il New York Times, del quale è stato corrispondente estero per 15 anni.

29 Luglio 2013. Debbie Bourne, 45 anni, era nel suo appartamento nel Liberty  Village un progetto di edilizia popolare a Plainfield, NJ, il pomeriggio del 30 aprile, quando la polizia bussò alla porta ed entrò all’interno gli ufficiali ordinarono a lei, sua figlia di 14 anni, e a suo figlio di 22 che soffre di autismo, di sedersi e non muoversi, poi hanno cominciato saccheggiare la casa. Il marito di Bourne, da cui si era separata e che era in procinto di trasferirsi dall’abitazione, era l’obiettivo della polizia, che sospettava spacciasse cocaina. Come si è scoperto il raid avrebbe gettato un’ombra profonda sulla vita di tre innocenti, Bourne e i suoi figli.

L’omicidio di un adolescente da parte di un vigilantes armato, George Zimmerman, è solo un crimine interno a un sistema giuridico e penale che ha criminalizzato la povertà. I poveri, soprattutto quelli di colore, non valgono nulla per aziende e imprenditori privati ​​se sono sulla strada. Nelle carceri e nelle prigioni, tuttavia, ciascuno è in grado di generare ricavi aziendali dai 30.000 ai 40.000 dollari l’anno. Quest’uso dei corpi dei poveri per fare soldi da parte delle società alimenta il sistema di neo schiavitù che definisce il nostro sistema carcerario.

 I prigionieri lavorano spesso all’interno di carceri e prigioni per nulla o guadagnando al massimo un dollaro l’ora. Il sistema giudiziario è stato demolito per negare ai poveri un’adeguata rappresentanza legale. Le leggi draconiane sulla droga servono a inviare in carcere, delinquenti non violenti per periodi impressionanti di tempo. Le nostre prigioni abitualmente usano l’isolamento, forme di umiliazione e di abuso fisico per mantenere i prigionieri docili e remissivi, gli stessi metodi che le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno, da tempo, definito tortura. Gli individui e le aziende che traggono profitto dalle carceri degli Stati Uniti perpetuano una forma di neo schiavitù. Lo sciopero della fame in corso da parte dei detenuti nel sistema carcerario della California è una rivolta degli schiavi, che dobbiamo incoraggiare e sostenere. Il destino dei poveri sotto il nostro stato corporativo sarà, se restiamo indifferenti e passivi, il nostro destino. Questo è il motivo per cui mercoledì mi unirò agli attivisti per i diritti dei  carcerati, tra cui Cornel West e Michael Moore, in un digiuno di un giorno in solidarietà con lo sciopero della fame nel sistema carcerario della California. Continue reading


Kappa Futurfestival e consumo consapevole

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Il 13 e 14 luglio a Torino si è svolto, per il secondo anno consecutivo, nell’area del Parco Dora il Kappa Future-Festival 2013. A torto o ragione, questo rave-party legale, tutt’altro che “free” (costi da 35-40 euro a serata, e 55 per entrambe) viene presentato come  l’evento di musica elettronica italiano più importante dell’anno. Dalla sua comparsa, rivendica il marchio di festival musicale “intelligente”, contrapposto a quell’idea di festa tutta “musica, alcol e droghe”. Se non bastasse, a mettere enfasi a tale marchio s’è messo pure il Presidente Napolitano che ha insignito il rave-imprenditore Maurizio Vitale (che fa coppia con Gigi Mazzoleni nell’ideazione dell’evento) di un’onorificenza pubblica per il suo impegno nella campagna di sensibilizzazione a favore del divertimento consapevole. Nulla da eccepire riguardo tali obiettivi, stride un poco la creazione di un “sigillo di riduzione del danno” legato ad un festival promosso da un’azienda privata che nel contempo promuove il proprio di marchio (Robe di Kappa, appunto).

La riduzione del danno, uno dei pilastri fondamentali di serie strategie di contrasto a abusi e dipendenze, non è ristretta a mere azioni di supporto a coloro i quali si trovano in situazioni di consumo palesemente a rischio e nemmeno – come ad esempio vorrebbe il nostrano Dipartimento per le Politiche Antidroga – si può contenere all’interno di una supponente “Prevenzione delle patologie correlate”, nome coniato proprio dall’esimio dipartimento con lo scopo di svuotare di contenuto e limitare le pratiche in questione. E’ soprattutto in una visione paradigmatica di tale pilastro e attraverso le azioni di limitazione del rischio unite alla relazione costruita con i consumatori e con la collettività che nasce il concetto di consumo consapevole. Di più, la riduzione del danno concepita quale paradigma contro abusi, dipendenze e rischi derivanti dall’assunzione, contamina i restanti pilastri e li trasforma. La repressione nei confronti dei consumatori diventa lotta al narcotraffico, quello vero, reale; è evitato quel processo di detenzione sociale che porta al conseguente collasso delle carceri senza minimamente scalfire gli enormi interessi generati – che sono mafiosi quanto politici e certamente su scala globale. Soprattutto, si pone quale obiettivo il concetto di una vita degna per tutti, consumatori e collettività in un rapporto che li vede attori della medesima realtà e non soggetti differenti da punire o tutelare.

Allo stesso modo, anche la nostra critica ha origini paradigmatiche, nel senso che ci chiediamo se un modello imprenditoriale (il paradigma, appunto) abbia il diritto – e quanto possa effettivamente riuscire – nel conseguimento di un’azione educativa qual è la promozione di un consumo consapevole. Da più parti viene, infatti, denunciato come il consumismo abbia una non trascurabile responsabilità nel cambiamento degli stili di consumo, coadiuvato da leggi che non discriminano più tra sostanze il cui rischio è – da sempre – incomparabile, non di meno, da vere e proprie strategie di marketing delle mafie che rendono disponibili quelle sostanze che massimizzano i profitti. Al pari delle logiche del mercato legale, che è a sua volta “drogato” dall’ingente mole di denaro veicolato da quello non legale. E del quale l’azienda promotrice del festival ne è parte. Continue reading


Ciao Don!

Questo video l’ha girato una compagna una delle tante volte in cui

Don Gallo era in piazza a lottare per i diritti,

di molti o di pochi che fossero.

Non vuole essere solo e tanto un omaggio alla memoria

quanto un modo per

riaffermare e far conoscere

le sue parole.

Ciao Don!


Dove vanno i milioni dati a Serpelloni?

Serpelloni soldi

In un articolo apparso il 10 aprile 2013 sul quotidiano Il Tirreno, a firma di Natalia Andreani e Annalisa D’Aprile si fanno i conti in tasca al Dipartimento delle Politiche Antidroga, in merito ai fondi destinati ai progetti per la ricerca mirata alla prevenzione delle tossicodipendenze (in tre anni 43,5 milioni di euro: 26,5 milioni per il 2010 e 17 milioni per il biennio 2011/12). Un fiume di denaro, oltre 50 milioni di euro finito in mille rivoli, molti dei quali facenti capo a un solo collettore di fondi: la Asl 20 di Verona. Il 16 aprile, proprio in merito all’articolo, viene fatta un’interrogazione parlamentare in cui si chiede al Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, e al Ministro dell’interno, delucidazioni in merito alle affermazioni riportate dalle due giornaliste.

Come ben tutti sanno, a partire dagli addetti ai lavori, le politiche attuate dal Dpa raccolgono risultati deludenti che vanno dall’aumento dei consumi di sostanze all’enorme calo di consumatori che intraprendono un percorso di cura (risibile e alquanto contestato, in primis proprio dai ricercatori,  il trend negativo sui consumi  riportato nell’ultima relazione al Parlamento). Per non parlare della mole di persone che vengono denunciate e per i quali comincia un vero e proprio calvario fatto di controlli obbligati sulla patente, denaro speso per effettuarli, stigma nel caso in cui venisse alla luce il loro comportamento privato, che non di rado si riflette sugli affetti o sull’attività lavorativa. Ma anche repressione da parte delle forze dell’ordine perché spesso chi è stato denunciato viene maggiormente “controllato” e per di più, nel caso in cui si venisse fermati, la segnalazione apparirebbe dall’interrogazione del database interforze, il cosiddetto “terminale”.

Tutti provvedimenti e conseguenze votati all’esclusione sociale dei singoli trasgressori a garanzia di una supposta sicurezza della collettività che, ovviamente, non si potrà mai realizzare con tali metodi. Del resto, dal ’93 anno del referendum, proprio coloro che si vorrebbero tutelare si sono espressi contrari alla punizione delle condotte di consumo. Riguardo al singolo, come si spera di agganciare quei consumatori problematici rendendogli l’esistenza ancor più dura? Argomenti che fanno infuriare, ancor più quando si vede che i soldi sono spesi male o dati agli “amici” (ma, vista la mole di denaro, non vengono fatte gare d’appalto? e se sì chi controlla la trasparenza?).

Fondamentalmente, pensiamo esistano due tipi di censori: quelli abbagliati dall’ideologia proibizionista pronti a sacrificare delle vite in nome del rispetto di una supposta moralità e quelli che lo sono per il proprio tornaconto.Credevamo Serpelloni appartenere alla prima, quella degli stupidi, invece riesce ad entrare anche nella seconda, quella dei…

Gran bella carriera la sua! Speriamo finisca al più presto.